Il mio 2018 videoludico

Nello scorso articolo ho parlato dei miei gdr preferiti usciti negli ultimi dodici mesi, ma chiaramente non sono gli unici giochi che ho provato quest’anno. Se siete qui probabilmente anche voi apprezzate i giochi di ruolo, ma difficilmente passerete il vostro tempo solo con quest’ultimi e lo stesso discorso vale per me. Anzi, in questo 2018 per la prima volta da un po’ di anni mi è capitato di spendere più ore dietro a generi diversi da quello che normalmente prediligo, e in particolare con molti sparatutto in prima persona, sia recenti che meno recenti.
Insomma, quello che state per leggere è un resoconto del mio anno videoludico, quindi troverete non solo titoli usciti nel 2018 ma anche, e in maggior numero, giochi più vecchi, che ho affrontato per la prima volta o che ho rigiocato proprio negli ultimi dodici mesi, citando sia le sorprese (o conferme) più positive, sia quelli che mi hanno invece deluso.

Partiamo da un titolo di oltre vent’anni fa e che ho provato con colpevole ritardo solo negli ultimi mesi: Quake (curiosamente il suo seguito, Quake II, è stato uno dei miei primi giochi per pc). Lo ammetto, trattandosi di uno sparatutto pubblicato nel 1996, non ero sicuro che l’fps di id Software avrebbe retto bene la prova del tempo. Invece mi sbagliavo, e pure di molto. Quake infatti è un capolavoro oggi quanto lo era allora, nonostante l’impianto tecnico ovviamente non lasci più a bocca aperta.

Il level design però rimane eccezionale, con mappe ampie e ricche di segreti, chiavi da recuperare per sbloccare l’accesso a nuove aree e procedere nel livello, tanti nemici decisamente ben caratterizzati e vari, un arsenale vasto e impreziosito da alcune armi diventate poi iconiche e pure molto divertenti da usare, oltre ad un’ottima atmosfera lovecraftiana. È uno dei capisaldi del genere, un capolavoro del passato che ha avuto un’enorme influenza su tutti gli fps venuti dopo e anche a distanza di più di vent’anni continua a regalare grandi momenti, quindi se gli sparatutto sono il vostro pane e siete disposti a chiudere un occhio sulla grafica non all’altezza delle produzioni più recenti è sicuramente il caso di provarlo.

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Oggi la grafica di Quake può non fare una grande impressione, ma mantiene un’affascinante atmosfera e direzione artistica.

Parlando di delusioni, invece, mi tocca citare un altro Quake, e cioè il quarto capitolo della serie (cioè Quake 4). Dopo che il predecessore aveva scelto di focalizzarsi sull’esperienza online, la decisione degli sviluppatori (Raven Software e non più id Software) è stata quella di dedicarsi alla campagna single-player.
Peccato però che il gioco sia alla fine un netto passo indietro rispetto ai predecessori: laddove i precedenti Quake risplendevano grazie a un ottimo level design, il 4 segue la strada di molti sparatutto di metà Anni Duemila e propone mappe molto lineari e in cui procederete per la maggior parte del tempo in corridoi senza possibilità di deviare dal percorso stabilito.

Un’altra differenza rispetto al passato è data dal movimento del giocatore: nei vecchi capitoli l’azione era veloce e adrenalinica, mentre in Quake 4 il proprio avatar si muove molto lentamente e inspiegabilmente non esiste neanche un tasto per scattare (la velocità di movimento migliora a circa metà gioco comunque, per motivi che non spiegherò onde evitare spoiler ma che saranno chiari a chiunque l’abbia giocato, però il ritmo resta più lento rispetto ai predecessori). Infine, ho trovato il gunplay meno soddisfacente rispetto sia al passato, il che è abbastanza strano dal momento che son passati quasi dieci anni tra questo gioco e il titolo d’esordio, però tant’è: l’arsenale funziona meglio ed è più divertente da usare nei capitoli più vecchi.
Detto questo, Quake 4 ha comunque alcuni momenti memorabili, una buona varietà con sezioni a piedi, a bordo di veicoli, tank e addirittura un mech, e in assoluto senz’altro non si tratta di un gioco insufficiente. Però, per il nome che porta, era lecito aspettarsi di più, ecco.

Uno degli altri highlights dell’annata è venuto dalle ore passate con Star Wars Jedi Knight: Dark Forces II.
Chiariamo subito una cosa: io sono un grande fan di Guerre Stellari e fin dal 2002-2003 anche di Jedi Knight II: Jedi Outcast e Jedi Academy, due dei miei giochi preferiti ambientati nella galassia lontana lontana creata da George Lucas.
Dark Forces II invece era da tempo nella lista dei titoli da recuperare e nel 2018 sono finalmente riuscito a farlo. Non ha deluso e anzi, si tratta sicuramente di uno dei migliori titoli targati Star Wars, proprio come gli altri Jedi Knight o i due Knights of the Old Republic.

Jedi Knight: Dark Forces II è un fps vecchio stile, col tipico, ottimo level design di fine Anni Novanta, caratterizzato da mappe ampie, piene di segreti, e come nei Doom e nei Quake con chiavi da trovare per sbloccare l’accesso a nuove aree e proseguire con la storia. Oltre a ciò si aggiunge una buona varietà dei nemici, dai classici stormtrooper imperiali a vari tipi di alieni, e un ottimo arsenale di armi da utilizzare, in cui curiosamente lo strumento più deludente da utilizzare è proprio la spada laser: al contrario dei Jedi Knight successivi dove è l’arma più forte e una volta sbloccata difficilmente tornerete a usare i blaster o i detonatori, qui ho continuato a utilizzare prevalentemente il resto dell’arsenale, a parte per gli scontri con i Jedi/Sith.
Da notare che è anche uno dei primi sparatutto ad avere una vera e propria storia, portata avanti da filmati con attori in carne e ossa a recitare il ruolo dei protagonisti.
Ho invece apprezzato di meno l’espansione Mysteries of the Sith, che è buona ma lontana dai livelli del gioco base e ha un level design meno ispirato.

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Uno dei primi livelli di Half-Life 2, in cui guideremo un hovercraft e affronteremo un elicottero.

Tra le altre cose, e sempre parlando di sparatutto in prima persona, quest’anno ho rigiocato Half-Life 2 e i suoi due episodi, e li ho apprezzati ancora di più della prima volta, oltre dieci anni fa.
Non c’è molto da dire: Half-Life 2 per me rimane tutt’oggi il miglior fps mai fatto, è eccellente in quasi ogni suo aspetto, dal ritmo impeccabile, l’ottima varietà dei livelli (e alcune sezioni poi sono dei veri e propri capolavori, come per esempio Ravenholm) e benché l’arsenale a propria disposizione non sia creativo come quello di Quake a rimediare la situazione ci pensa la gravity gun, una delle armi più iconiche e più belle della storia dei videogiochi e che tra l’altro consente di sfruttare il buonissimo motore fisico del gioco, sia per affrontare i nemici che per risolvere gli enigmi ambientali.
Anche i due Episodi sono ottimi, il primo è su un livello leggermente inferiore, mentre Ep2 è un altro capolavoro.
Peccato solo che Valve abbia messo la serie in standby da oltre dieci anni, e non sembra intenzionata a proporre un seguito nel breve periodo.

Nel 2018 ho anche preso una ps4, principalmente per provare le esclusive che mi interessano dato che poi come piattaforma principale continuo ad usare il mio fidato pc. Finora ho provato Uncharted 4 e God of War, entrambi mi sono piaciuti molto e sono i miei capitoli preferiti delle rispettive serie. 

Ora, i precedenti Uncharted mi sono piaciuti pur senza farmi impazzire, sono giochi che intrattengono bene ma non penso meritino (neanche lontanamente) i 9 e i 9,5 che hanno preso in lungo e in largo, pur essendo divertenti e belli (a parte un po’ il primo, che non è niente di che). Il 4 però mi ha dato sicuramente qualcosa in più, sia per l’impianto narrativo migliorato rispetto al passato e in particolare grazie al rapporto fra i due fratelli che è molto ben tratteggiato, inoltre pure a livello di gameplay ci sono stati dei passi in avanti, con arene un po’ più ampie, sparatorie migliori e pure qualche opzione in più a nostra disposizione, dato che spesso potremo far fuori i nemici furtivamente, e non solo con raffiche di mitragliatrici. Ha qualche caduta di stile in alcuni passaggi, ma è indubbiamente il migliore Uncharted nonché l’unico che può andare oltre l’8 in pagella.

Per quanto riguarda la serie di God of War invece beh, non ero un gran fan dei precedenti capitoli, li ritengo giochi discreti o anche buoni, che intrattengono e divertono per qualche ora, ma anche decisamente sopravvalutati. Qui però gli sviluppatori hanno deciso di reinventare la saga, cambiando ambientazione, dedicando maggior cura alla storia (decisamente carente in passato) e dando un taglio più intimo alle vicende e al personaggio di Kratos, che finalmente non è più il personaggio monodimensionale visto nei giochi ambientati nella Vecchia Grecia. 

L’impianto narrativo è ben fatto, si incentra su pochi personaggi e li sviluppa bene, sia i due protagonisti (Kratos e Atreus), sia i comprimari. Inoltre, la struttura è più aperta e simile a quella di Darksiders, con una maggior quantità e qualità delle fasi esplorative, con enigmi ambientali semplici ma godibili e aree molto evocative da visitare. Pure il combat system è stato rivisitato e lo trovo migliore che in passato. Pecca un po’ invece nella varietà dei nemici, specialmente dei boss (molti sono dei semplici reskin), e inoltre trovo che gli elementi gdr non siano integrati perfettamente, ma per il resto l’operazione svecchiamento della saga può dirsi molto riuscita e si tratta di un gioco che i possessori di ps4 non dovrebbero farsi sfuggire.

Ho già scritto molto, quindi cercherò di essere un po’ più sintetico con gli ultimi giochi, però qualche parola è giusto spenderla anche per Hollow Knight, metroidvania molto bello, con un’atmosfera e uno stile artistico impeccabili, una certa enfasi sui combattimenti e che si ispira palesemente ai Souls per certe meccaniche, prendendo spunto in particolare al sistema di anime di Dark Souls e anche alla sua gestione del game over. Ci sarebbe di più da dire, ma ho promesso di essere breve, quindi dico solo che è un ottimo gioco, con anche dei bei boss e una sfida abbastanza elevata (soprattutto in certi contenuti opzionali). Se vi piacciono i metroidvania dategli una chance, perché è uno dei migliori usciti negli ultimi anni, insieme a Ori and the Blind Forest.

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Una delle sfide più impegnative del gioco ci vede in un colosseo ad affrontare numerose ondate di nemici agguerriti.

Un gioco su cui invece avevo alte aspettative, non completamente ripagate, è What Remains of Edith Finch. Chiariamoci, non è affatto brutto (al contrario di Dear Esther), e il genere di cui fa parte, quel tipo di avventure poco interattive spesso chiamate “walking simulator”, non è proprio il mio preferito, però ne avevo sentito parlare come di un capolavoro e invece, pur avendo delle belle idee ed esplorando alcune tematiche interessanti, non penso sia un gioco che tocca picchi davvero alti. Per altro, quest’anno ho provato un altro esponente del genere come The Vanishing of Ethan Carter e mi ha convinto di più, pur se anche in questo caso non scomoderei la parola “capolavoro” per descriverlo.

Chiudo con un altro gioco del 1996, nonché un altro titolo che ha fatto la storia: parlo del primo Tomb Raider, che ha lanciato Lara Croft tra le più iconiche eroine della storia dei videogiochi. I comandi sono un po’ grezzi e macchinosi all’inizio, ma in realtà ci si abitua in fretta e una volta presa la mano si scopre che sono molto precisi e ben studiati, rendendo le fasi platform appaganti senza mai essere troppo frustranti.
È una bella avventura, le fasi d’azione sono poche (un po’ più frequenti nelle sezioni finali) e la maggior parte del tempo la si passa ad esplorare, saltare per piattaforme e risolvere enigmi. Uno dei principali meriti del gioco risiede nel suo level design, davvero ottimo, particolarmente nelle fasi centrali che hanno i livelli più complessi e stimolanti, mentre gli ultimi sono più lineari e con una maggior presenza di sparatorie e nemici.
Nel complesso, un gioco molto bello che merita pienamente la sua fama, e piuttosto diverso dai capitoli più recenti, molto più scenografici e orientati all’azione.

Tanti bei giochi insomma, molti con un po’ di anni alle spalle, ma una delle belle cose di questo hobby, soprattutto giocando su pc, è anche la possibilità di darsi al retrogaming, affrontando finalmente titoli che ai tempi, per i più vari motivi, non eravamo riusciti a provare, o rigiocare alcuni dei giochi più amati e riviverli con la stessa passione della prima volta. Per il 2019 l’obiettivo è di recuperare altri capolavori del passato e rimediare ad alcune delle mie mancanze, oltre ovviamente a provare le uscite più interessanti dei prossimi mesi.

Per il momento è tutto, vi saluto augurando a tutti una bella notte di San Silvestro e un felice anno nuovo!


2 risposte a "Il mio 2018 videoludico"

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