Crowdfunding e videogiochi: i migliori GDR

Nello scorso articolo abbiamo esaminato il fenomeno crowdfunding, e in particolare Kickstarter, legato ai videogiochi. Nonostante alcuni errori, fallimenti e in alcuni casi un prodotto finale piuttosto deludente, i giochi di ruolo di grande qualità non sono mancati. Quella che state per leggere è una lista dei migliori fra quelli usciti proprio grazie al finanziamento dei fan, che comprende alcuni titoli in grado di confermare le ottime promesse della vigilia e altri verso cui non avevo particolari aspettative ma che si sono invece rivelate delle piacevolissime sorprese.

Partiamo da quello che era il gdr che attendevo di più: Pillars of Eternity.
Fin dal suo esordio con Knights of the Old Republic II, Obsidian è sempre stata una delle mie software house preferite. Nonostante i loro giochi abbiano spesso e volentieri avuto problemi tecnici o di gameplay, titoli come Mask of the Betrayer e Fallout: New Vegas restano due dei migliori gdr realizzati negli quindici anni.
Inoltre sono un grande fan di Baldur’s Gate (e soprattutto di BG2), quindi potete immaginare come la promessa di averne finalmente un degno erede spirituale mi facesse gola. E per concludere il tutto, gli sviluppatori promettevano di impreziosire il tutto con un impianto narrativo con la stessa cura di quella di Planescape: Torment.

la fortezza di Raedric in Pillars of Eternity
La fortezza di Raedric, teatro di una delle migliori missioni secondarie di Pillars of Eternity

Col senno di poi, promesse un po’ esagerate, ma nonostante alcuni difetti qua e là, come alcuni problemi di ritmo, qualche passaggio a vuoto e dei compagni interessanti ma poco sfruttati, Pillars of Eternity (o PoE) si è rivelato un gioco di ruolo molto bello. Non raggiunge le vette né di BG2, né di Torment, ma è pur vero che parliamo di due capolavori assoluti, tra i picchi più alti raggiunti da questo genere. Non è che abbiano fallito nell’eguagliare un giochino giuso discreto come Jade Empire, insomma.
Inoltre, il gioco ha ricevuto un grande supporto anche post-release, con numerose patch per correggere bug e migliorare il bilanciamento generale, culminate poi nella ottima versione 3.0. A ciò si aggiungono due dlc a pagamento, di grande qualità anch’essi, che offrono dei dungeon più interessanti e meglio strutturati del gioco base, un migliore design delle mappe e fanno un passo avanti pure sotto il profilo narrativo.
Insomma, al di là della promessa originale di creare una sorta di Baldur’s Gate 2 + Torment + Icewind Dale che era quasi impossibile da rispettare, ci troviamo davanti, specialmente nella sua versione patchata, a uno dei migliori gdr degli ultimi anni e non solo tra quelli usciti da Kickstarter. Se vi sembra che faccia al caso vostro, lo potete trovare su Humble Bundle.

Sempre dal crowdfunding è venuto fuori il secondo capitolo della serie: Pillars of Eternity II: Deadfire. Questa volta però la piattaforma di crowdfunding scelta era la meno famosa Fig, creata tra gli altri dall’amministratore delegato della stessa Obsidian.
Di PoE2 ho già parlato un po’ in un precedente articolo in cui l’ho indicato fra i migliori gdr del 2018, quindi qui sarò molto più breve e mi limiterò a dire che, nonostante abbia preferito il suo predecessore, anch’esso rientra fra gli esempi virtuosi di crowdfunding applicato ai videogame.
Sempre in quell’articolo ho parlato molto bene pure di Kingdom Come: Deliverance, finanziato parzialmente da Kickstarter. Anche in questo caso se volete leggere qualcosa in più vi basta seguire il link qui sopra.

battaglia in KCD
In questo articolo ho solo accennato brevemente a Kingdom Come, ma è fra i miei giochi preferiti del 2018

Una lista coi migliori giochi usciti dal crowdfunding non potrebbe essere completa senza Divinity: Original Sin degli sviluppatori belgi di Larian, che ha raccolto molto meno rispetto a nomi come PoE, Wasteland 2 o Torment: Tides of Numenera ma si è poi ampiamente rifatto affermandosi come il gdr “vecchia scuola” di maggior successo commerciale. Forse è merito del tono leggero e scherzoso che permea l’avventura di gioco, forse del gameplay a base di combattimenti a turni, interazione ambientale e combo fra magie, abilità e oggetti, forse ancora della possibilità di affrontare i nemici in coop insieme a un amico.
Quale che sia il motivo dietro l’enorme e sorprendente successo di Divinity: Original Sin, si tratta di un gioco molto divertente che, oltre a prendere spunto da alcuni classici del genere come Ultima VII, ha anche saputo portare freschezza e innovazione nel genere, invece che adottare un approccio più conservativo come invece hanno fatto altri team.

Larian poi è tornata su Kickstarter qualche anno dopo con Divinity: Original Sin 2, che in realtà non prosegue le vicende del predecessore come il “2” nel titolo potrebbe far pensare ma per il resto riprende ed evolve la formula del precedente capitolo, aggiungendo una modalità game master per i fan dei giochi di ruolo da tavolo come D&D, che avranno la possibilità di creare le loro avventure con questo strumento.
Oltre a ciò, un’altra novità importante è dedicata alla modalità coop, dato che Larian ha voluto puntare fortemente su questo aspetto inserendo missioni e storyline diverse per ognuna delle origini tra cui potremo scegliere in fase di creazione del personaggio. Suona un po’ come Dragon Age: Origins, quindi dov’è la novità? Beh, le diverse origini avranno spesso obiettivi differenti (per esempio, una potrebbe richiedervi di interrogare un certo PNG, mentre un’altra di ammazzarlo), il che renderà le partite in coop più movimentate dato che i giocatori si ritroveranno con scopi talvolta contrastanti e dunque dovranno prevalere sull’altro e non potranno sempre cooperare amichevolmente.

Inoltre, uno degli obiettivi di Larian era quello di realizzare una storia migliore rispetto al predecessore, amato da molti per il suo gameplay e non certo per il suo impianto narrativo. Aspetto in parte riuscito, perché i dialoghi sono effettivamente scritti meglio, ma siamo ancora lontani dalle vette raggiunte da altri gdr.
In ogni caso, si tratta di un altro centro per la software house belga e di un successo commerciale ancora maggiore del precedente.

screenshot di The Banner Saga 2
I centauri, una delle razze aggiunte in The Banner Saga 2

Fra i migliori ambasciatori del crowdfunding troviamo poi Banner Saga, realizzata da Stoic, studio fondato da alcuni ex-BioWare che hanno voluto realizzare una nuova trilogia con una grande cura per la narrazione come per molti dei videogiochi della loro vecchia software house, ma senza un gameplay votato all’azione, preferendo puntare su combattimenti a turni e alcuni elementi strategici.

I tre Banner Saga hanno tutti una struttura molto simile e sono anche di simile durata e qualità, presentando diverse scelte anche complesse al giocatore, varie battaglie tattiche in cui avere la meglio sui nemici, una buonissima storia e una direzione artistica eccezionale che vi ammalierà fin dai primi istanti. Probabilmente è meglio giocarseli non l’uno dietro l’altro ma bensì facendo passare qualche settimana o mese fra ogni gioco, per evitare che possa manifestarsi una certa ripetitività, dato che, appunto, ci sono poche variazioni nelle meccaniche, ma per il resto è senza dubbio una serie da recuperare se apprezzate il genere.

Chiudiamo la lista con la serie Shadowrun, nome che inizialmente mi suscitava curiosità ma anche qualche perplessità. Sì perché il suo strano mix di cyberpunk e fantasy, con elfi, nani, orchi e troll a popolare la Terra del 2052 non mi aveva esattamente convinto a una prima occhiata. Nonostante la stranezza di tali accostamenti, però, l’ambientazione funziona e, cosa anche più importante, i giochi della serie meritano di essere provati.
Il primo, Shadowrun Returns, è in realtà il più debole dei tre: è quello più breve, è lineare, i compagni che ci accompagnano nelle missioni sono (quasi) tutti burattini senza personalità messi lì solo per aiutare durante i combattimenti, la storia invece parte bene e sembra molto interessante per poi perdersi un po’ nell’ultima parte e il gameplay di base funziona e fa il suo dovere ma è anche piuttosto semplice. Insomma, è un gioco carino e niente più, probabilmente non esattamente quello che si aspettavano i fan durante la campagna su Kickstarter.

dialogo con Glory in Dragonfall
L’interfaccia di dialogo di Shadowrun: Dragonfall in azione

Gli sviluppatori però hanno decisamente corretto il tiro al secondo tentativo, con Shadowrun: Dragonfall che riprende la formula di Returns espandendola e migliorandola in ogni aspetto. La storia e i personaggi sono eccellenti, i compagni a questo giro hanno delle personalità anche ben sviluppate e interagiscono spesso col protagonista e col mondo di gioco, ci sono più scelte da fare e l’avventura è sicuramente meno lineare. Il gameplay è sempre quello, ma con qualche piccola miglioria qua e là, che comunque fa comodo.

Come già detto, l’aspetto più riuscito di Dragonfall è il suo impianto narrativo, davvero ottimo. Ero partito con aspettative moderate, ma invece mi ha a dir poco ammaliato fino a diventare il mio gdr preferito tra quelli usciti da Kickstarter, e anche uno dei migliori di questi ultimi anni.
Qualche bella parola la merita anche Shadowrun: Hong Kong, terzo e finora ultimo capitolo della serie. È un altro buon gioco di ruolo, ma non raggiunge gli altissimi livelli del predecessore, e in certe parti l’ho trovato un po’ troppo verboso.
Se doveste sceglierne solo uno, ovviamente il consiglio sarebbe di optare per Dragonfall, ma considerando anche che si trovano tutti a prezzi bassi (soprattutto durante i saldi di Steam, GOG o Humble Bundle) potete anche pensare di recuperarli tutti.

Per oggi è tutto, ma non abbiamo ancora finito con Kickstarter e il crowdfunding! Domani infatti potrete leggere un altro articolo dove invece parlerò delle peggiori delusioni e dei fallimenti finanziati dai giocatori.

 


4 risposte a "Crowdfunding e videogiochi: i migliori GDR"

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