FPS old school

Negli ultimi anni si è registrata una forte nostalgia per il passato nella scena videoludica, particolarmente per i grandi classici degli Anni Novanta o dei primi Anni Duemila. Molti dei giocatori di lunga data non sono più ragazzini e hanno meno tempo da dedicare al loro hobby preferito, ma mantengono ottimi ricordi dei giochi della loro infanzia e adolescenza, e spesso pure i più giovani sono curiosi per via dell’ottima reputazione che circonda i capolavori del passato e sarebbero disposti a provarli in una versione graficamente migliorata.

Questo fenomeno ha portato al risorgere di alcuni generi o modi di intendere i videogiochi (specialmente nella scena indie) a fenomeni come il crowdfunding e Kickstarter (di cui ho già parlato in un’altra serie di articoli), a diversi eredi spirituali, remake e remaster, e anche alla pubblicazione delle console retro come NES Mini e PlayStation Classic. Non tutte queste operazioni sono state all’altezza delle aspettative, ma non sono mancati giochi assolutamente degni di nota.

Dei giochi di ruolo “old-school” ho già parlato precedentemente, quindi mi concentrerò su un genere diverso: quello degli sparatutto in prima persona, su cui ho speso buona parte del mio tempo libero nelle ultime settimane. Oltre all’eccellente Quake e all’ottimo Jedi Knight: Dark Forces II, che avevo già avuto modo di elogiare un mesetto fa, ho passato ore a sterminare legioni di nemici anche in altri fps storici: in particolare i due Doom, che nonostante gli oltre vent’anni passati dall’uscita sono molto divertenti anche oggi. Anzi, sono ancora due grandi capolavori, con un ottimo level design, nemici vari e un arsenale di tutto rispetto con cui avere la meglio dei mostri che cercheranno di ostacolare la nostra strada.

BJ Blazkowicz torna a caccia di nazisti in The New Order
Wolfenstein: The New Order reimmagina la saga ricreando una versione alternativa del 1960 in cui i nazisti hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale

Più di recente, giochi come Wolfenstein: The New Order e il reboot di Doom sono stati visti come un ritorno alle origini del genere, riportando certi elementi tipici delle vecchie produzioni nello scenario AAA odierno e coniugando il meglio del nuovo e del vecchio. Entrambi si sono dimostrati due esperimenti riusciti, ma non sono considerabili due fps “vecchia scuola” veri e propri.

Tale titolo si adatta invece perfettamente a tre sparatutto ancora più recenti, che si rifanno in tutto e per tutto ai classici del passato, dal design di livelli, armi e nemici alla grafica, e rigettando molti se non tutti gli accorgimenti tipici degli shooter più moderni. Si tratta di Ion Maiden, fps creato col Build engine che ha dato vita a classici come Duke Nukem 3D, Shadow Warrior e Blood e che si propone come erede proprio del Duca, Amid Evil, che invece si rifà soprattutto a Heretic e Hexen di Raven Software, e infine a Dusk, che omaggia altri capolavori del passato come Quake e Blood.

Ion Maiden e Amid Evil sono ancora in early access e per questo motivo non li ho ancora provati, preferendo aspettare la versione completa. I pareri di chi ha avuto modo di provarli però sono stati decisamente positivi, e da quel che si vede sembrano entrambi in grado di fare la felicità degli amanti del genere che sognano un ritorno alle origini per gli sparatutto. Dusk invece è uscito dall’early access poco più di un mese fa, ed è il gioco su cui ho intenzione di spendere qualche riga in più, avendolo giocato in quest’ultimo periodo.

Dusk fps
La spada è più potente e utile di quanto possa inizialmente sembrare, ma la sbloccherete solo nel terzo e ultimo episodio

Come già detto, Dusk omaggia due grandi classici come Quake e Blood. L’influenza del primo appare chiara fin dal primo sguardo allo sparatutto dello scorso dicembre, con la sua grafica 3D low-poly che richiama fortemente quella del capolavoro di id Software, e non mancano altri riferimenti, sia nei testi che appaiono a schermo interagendo con le porte o altri oggetti, sia nel design dei livelli e delle armi (è anche possibile fare rocket jumping proprio come su Quake!). L’influenza di Blood invece si fa apprezzare maggiormente nell’ambientazione e nella natura horror del gioco, con demoni, cultisti e nemici posseduti da affrontare nel corso di tre distinti episodi.

Nonostante la grafica tutt’altro che all’avanguardia, Dusk ha uno stile affascinante che difficilmente lascerà indifferenti, con dei nemici visivamente ben caratterizzati e livelli molto suggestivi. Inoltre, non mancherà di farvi fare qualche salto sulla sedia e la tensione vi accompagnerà in alcuni dei suoi livelli più d’atmosfera, che vengono inframezzati ai tanti altri dove sarà l’azione, veloce e adrenalinica proprio come nei classici del passato da cui prende ispirazione, a farla da padrone.

Altre strizzate d’occhio agli sparatutto dei tempi andati si possono scorgere nel level design, con tante mappe ampie e aperte, ricche di segreti, dozzine di nemici e con le classiche chiavi colorate (rosse, gialle e blu) da trovare per poter procedere in una nuova sezione e completare il livello. Come nei grandi classici, l’obiettivo è quello di raggiungere la fine della mappa, che di solito è una porta o un portale di qualche tipo, e interagirci, così da sbloccare il livello successivo. E sempre come nei capolavori degli Anni Novanta, non ci sono cutscene o una storia particolarmente complessa a far da sfondo alle vicende, per quanto i giocatori più attenti saranno in grado di ricostruire gli eventi mettendo assieme gli indizi lasciati qua e là in ogni livello, ricostruendo una narrazione ambientale comunque efficace pur non essendo il focus del gioco.

Dusk's wendigo
Il wendigo, demone-cervo che affronterete nelle fasi avanzate del gioco

Il cuore del gioco infatti risiede nelle sparatorie dinamiche in cui fare uso del proprio arsenale per avere la meglio dei nemici, con armi sempre molto soddisfacenti da usare, pur non essendo niente di particolarmente originale, un’ottima varietà fra i diversi episodi e i livelli che li compongono, sia visivamente e tematicamente, che per via dei nemici da affrontare, con ogni episodio che introduce qualche nuovo avversario. E pure i mostri sono molto vari e ben resi, in particolare ho apprezzato il demone-cervo che fa la sua prima apparizione nel secondo episodio, che dovrete affrontare tenendo la guardia alta e tendendo l’orecchio per evitare di essere colti alla sprovvista dai suoi attacchi.

Oltre alla campagna principale, vi sono altre due modalità di gioco: in una dovrete sopravvivere ad ondate su ondate di nemici, l’altra è invece il multiplayer, impostato secondo il tipico schema del deathmatch a 16 giocatori. Su quest’ultima però non ho molto da dire, non avendo ancora avuto modo di provarla.

Per concludere, se siete fan di Quake e/o dei vecchi sparatutto in prima persona Dusk deve assolutamente entrare a far parte della vostra collezione, a maggior ragione considerando l’ottimo prezzo a cui lo potete trovare. E ne vale ogni singolo centesimo. Se quel che ho scritto vi ha convinto che è il caso di dargli una chance lo potete trovare su Humble Bundle e utilizzando questo link potete anche aiutarmi a scrivere altri articoli come questo!

Nei prossimi mesi continuerò a seguire anche gli altri due fps molto promettenti citati in precedenza: Ion Maiden e Amid Evil e quando usciranno dall’early access li proverò e vi farò sapere se saranno riusciti quanto l’ottimo Dusk.


2 risposte a "FPS old school"

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