The Witcher 3 e i suoi difetti

The Witcher III: Wild Hunt è uno dei migliori giochi degli ultimi anni, un titolo immenso, con tre ampie e diverse regioni da esplorare, nemici di vari tipi, centinaia di ore di contenuti di grande qualità, numerose missioni da completare, tantissimi dialoghi da leggere e personaggi memorabili con cui interagire. È uno dei giochi recenti più apprezzati e molti giocatori che hanno avuto modo di provarlo lo reputano tra i migliori dell’attuale generazione, se non proprio il migliore.

Io la penso esattamente come gli altri e non ho paura di definire The Witcher 3 un autentico capolavoro, di quelli che non si vedono spesso. È senz’altro il gdr che ho preferito tra quelli usciti in questi ultimi anni, l’ho completato dall’inizio alla fine due volte e ho poi giocato pure entrambi gli splendidi DLC, passandoci sopra circa 250 ore (stando al counter di GOG Galaxy, almeno). Insomma, è un gioco che ho amato come pochi altri.

Fatta questa doverosa premessa, però, The Witcher 3 ha anche al suo interno diversi elementi che non mi hanno convinto fino in fondo o che presentano proprio diversi problemi, provando ad analizzarli lucidamente e senza farsi abbagliare dall’enorme fascino dell’opera degli sviluppatori polacchi di CD Projekt RED e dall’eccezionale forza narrativa del loro titolo. Quindi in quest’analisi mi soffermerò sugli aspetti meno riusciti di TW3, e ce ne sono più di un paio che meritano qualche critica. Prima di tutto, però, quest’articolo non contiene spoiler, quindi anche chi dovesse ancora recuperare l’ultima avventura con protagonista Geralt di Rivia non ha da preoccuparsi.

La regione del Velen in The Witcher 3
Il mondo di The Witcher rientra nei canoni del dark fantasy, e presenta quindi un mondo cupo e adulto

Fin dalla sua uscita nel 2015, The Witcher 3 ha catturato le attenzioni sia della stampa che dei giocatori, guadagnandosi innumerevoli premi e le lodi sperticate di quasi tutti quelli che l’hanno provato, oltre a diventare in fretta un enorme successo commerciale, molto superiore a quello dei due predecessori, a loro volta ottimi giochi ma senz’altro meno mainstream. Per molti, TW3 è anche diventato il perfetto rappresentante di un moderno gioco di ruolo, divenendo a tutti gli effetti una sorta di modello ideale da cercare di raggiungere e imitare (cosa che ha già provato a fare Assassin’s Creed, per esempio). Ma si tratta davvero di un gdr quasi perfetto? Secondo me no.

The Witcher 3 eccelle soprattutto nell’impianto narrativo e in generale nella scrittura dei vari dialoghi, personaggi e missioni. Sono questi gli aspetti per cui è maggiormente apprezzato e che lo hanno fatto amare a milioni di giocatori, sottoscritto incluso. Invece analizzando uno per uno le altre componenti del gioco i difetti ci sono, e non di rado sono elementi che avrebbero un peso non leggerissimo sulla valutazione complessiva, non fosse che la grande atmosfera e il “carisma” del gioco polacco ti portano a passarci tranquillamente sopra, tanto è il coinvolgimento con le vicende vissute da Geralt. Intendiamoci, questo è un grandissimo merito degli sviluppatori, tuttavia se è bene prendere a modello TW3 per la bontà della sceneggiatura, ci sono altri elementi in cui l’opera polacca è sicuramente più lontana dall’eccellenza.

Un esempio è dato dalla crescita del personaggio, che fondamentalmente consente nello scegliere alcuni talenti da diversi skilltree (dedicati a spada, segni, alchimia e uno generale) al passare di livello per poi equipaggiarli negli slot disponibili, il cui numero è limitato. A livelli più alti viene sbloccato qualche slot in più per aggiungere nuovi talenti, ma restano pochi e quindi, una volta superate le fasi iniziali, il giocatore si ritroverà con alcuni talenti che non potrà sfruttare.

primo piano di Geralt di Rivia
Geralt analizza la scena di un massacro per raccogliere indizi e risolvere il suo incarico

Si tratta di un’impostazione che può piacere oppure no, in tutta onestà io non ne sono un fan e trovo che limiti la versatilità del personaggio. Inoltre, toglie di gusto al passaggio di livello in un gioco in cui questo avviene pure piuttosto frequentemente (normalmente si finisce tra i livelli 32 e 35), dal momento che le nuove abilità acquisite non saranno utilizzabili a meno di non liberare gli slot già in uso (e quindi disattivando alcune delle vecchie abilità), per cui Geralt non potrà utilizzare tutte le tecniche che ha imparato contro i suoi nemici e i level up diventeranno mano a mano sempre meno significativi. Per altro, gli avversari del nostro strigo difficilmente richiedono strategie particolari per essere affrontati, quindi non c’è nemmeno necessità di adattarsi a chi si ha di fronte scegliendo i talenti da equipaggiare di conseguenza.

Un altro aspetto che reputo ben peggiore è invece l’insensato livellamento di oggetti e nemici, che seguono un modello più tipico dei MMO piuttosto che invece dei giochi di ruolo veri e propri. In pratica, se a inizio gioco vi capiterà di trovare armi di livello 2 o 3, mano a mano che proseguirete nell’avventura raccoglierete oggetti di livello sempre maggiore e con statistiche potenziate: in questo modo si creano controsensi come quello di avere una spada comune di livello 30 che è molto più forte dell’arma leggendaria trovata qualche ora prima e descritta come una delle armi più letali e dalle impareggiabili proprietà magiche, che però è di vari livelli più bassa e quindi inutile. Per quanto mi riguarda, il loot e l’itemizzazione migliori sono quelli che premiano l’iniziativa del giocatore con equipaggiamento prezioso e che sia utile a lungo (o anche per tutto il gioco), con oggetti dalle caratteristiche diverse e che possono essere quindi utilizzati efficacemente in base al contesto, invece che quelli dove il giocatore viene sommerso da tonnellate di armi e armature di basso valore, utili solo a racimolare qualche soldo dai venditori o da utilizzare brevemente per poi sostituirli poco dopo.

Sul fronte nemici, invece, non c’è un livellamento sulla falsa riga degli ultimi The Elder Scrolls, in cui trovi gli avversari sono generati in modo da essere sullo stesso livello del giocatore ovunque vada: se il protagonista va in un’area a livello 5 troverà nemici di livello 5, se ci va a livello 20 troverà nemici di livello 20. In The Witcher 3 per fortuna non è così e ogni zona è contraddistinta da alcuni mostri o avversari, che saranno all’interno di un determinato range di livelli che prescinde da quello del giocatore.

Geralt vs grifone
Geralt alle prese con un pericoloso grifone

Tuttavia in TW3 i mostri sono presenti in un ampio range di livelli, con statistiche conseguentemente potenziate o peggiorate, e questo crea dei veri e propri paradossi tra quello a cui si assiste durante la partita e quanto descritto nel “lore” del gioco: per esempio, a inizio partita dovremo affrontare un grifone, bestia pericolosa e che anche uno strigo esperto come Geralt non deve sottovalutare, ma siccome è un incontro che avviene nelle prime ore di gioco si rivela uno scontro più facile rispetto a drowner, lupi e addirittura cinghiali, che non dovrebbero rappresentare alcuna minaccia per il nostro protagonista e invece sono decisamente più potenti del suddetto grifone. In quest’ambito mi piace portare ad esempio positivo una vecchia perla come Gothic: nel gioco dei tedeschi di Piranha Bytes l’ecosistema è pensato alla perfezione e un saprofago resta un mostro facile da affrontare per tutto il gioco, non diventa magicamente più forte di una bestia d’ombra o di un orco solo perché incontrato in una fase più avanzata della partita, il che dona una maggiore coerenza all’ambientazione.

Passando ad un elemento più importante nell’economia di gioco, è bene parlare del quest design del titolo di CD Projekt: la maggior parte delle missioni, anche quelle secondarie e addirittura i contratti, sono scritte benissimo e presentano spesso e volentieri alcune scelte, anche non banali, da compiere e questo fa sì che affrontarle non sia mai noioso.  La struttura però è quasi sempre la stessa e si ripete sostanzialmente invariata per tutta l’avventura: si inizia con l’attivazione della quest parlando con un PNG, ci si sposta a piedi o a cavallo seguendo la direzione sulla mini-mappa, si attivano i sensi da witcher che ti guidano passo per passo mostrandoti il percorso e levando ogni difficoltà nella risoluzione della missione, c’è poi solitamente qualche combattimento inframmezzato da alcuni dialoghi e infine si torna dal PNG a riscuotere la ricompensa. È così nella stragrande maggioranza delle missioni, principali o secondarie che siano. In qualche occasione è richiesto un po’ di ragionamento per completare con successo la quest e riflettere sugli indizi ottenuti senza che i sensi da witcher o la mini-mappa ti dicano tutto, ma si tratta di una percentuale esigua sul totale delle missioni.

In quest’aspetto un altro gdr open world come Fallout: New Vegas è sicuramente superiore a The Witcher 3, avendo missioni che prevedono (quasi) sempre tanti approcci e soluzioni diverse, anche in base alle abilità o statistiche del proprio personaggio e, per quanto non manchi la “bussola” ormai onnipresente in ogni gioco AAA, gli aiuti erano meno evidenti e molti percorsi alternativi andavano scoperti da soli, regalando un maggior senso di soddisfazione nel portare a termine una quest rispetto al pilota automatico di TW3. Tra l’altro New Vegas fa tutto questo senza avere PNG (personaggi non giocanti, ossia controllati dal computer) immortali, ma è invece possibile uccidere letteralmente chiunque senza che il gioco si “rompa” e diventi impossibile da finire o risulti in un immediato game over. Quello di New Vegas è un esempio, ma esistono anche altri giochi con un quest design migliore rispetto a TW3, sia tra i gdr recenti che tra quelli del passato.

L'imperatore di Nilfgaard
Durante le avventure di gioco incontreremo molti personaggi interessanti, da semplici contadini e cacciatori fino a re e imperatori

Anche parlando del mondo di gioco in sé, le ambientazioni e i paesaggi sono sì ricreati perfettamente e con una cura dei dettagli a tratti maniacale, ma è anche vero che l’interattività con l’ambiente è estremamente limitata e le reazioni dei PNG alle tue azioni lasciano spesso a desiderare. Nella mia partita avrò rubato centinaia di oggetti  sotto lo sguardo dei proprietari senza che questi reagissero in alcun modo, laddove in Gothic, titolo uscito nel 2001, se eri beccato a rubare venivi attaccato e, se ne uscivi sconfitto, il proprietario si riprendeva il maltolto e pure una parte dei tuoi soldi per il disturbo.

Ciò in cui invece The Witcher 3 riesce dove forse nessun altro era riuscito prima è nell’impresa di unire la natura open world del gioco a una narrativa eccellente e ricca di scene, dialoghi e personaggi memorabili. Un altro suo indubbio merito è quello di riuscire a proporre centinaia di ore di contenuti e allo stesso tempo mantenere una qualità media elevatissima: non troverete fetch quest del tipo “uccidi 10 cinghiali” stile MMO (o Dragon Age: Inquisition), ma anche le missioni apparentemente banali avranno dialoghi interessanti e magari qualche colpo di scena in quello che sembrava altrimenti uno svolgimento abbastanza scontato, e in aggiunta non mancheranno scelte etico-morali, che spesso non saranno affatto semplici e lasceranno al giocatore più di qualche dubbio sulla bontà della propria decisione.

Dopo tutte queste righe, è il momento di concludere: se il titolo CDP ha tutti questi difetti come mai è così osannato da tantissimi giocatori? Innanzitutto perché nei suoi aspetti più riusciti il gioco riesce a risultare talmente coinvolgente da farti chiudere anche entrambi gli occhi su quelli che sono i suoi difetti, che finiscono quindi per pesare pochissimo nel giudizio complessivo. La storia di Geralt, Ciri, Triss, Yennefer e tutti gli altri personaggi e fazioni di The Witcher 3 è talmente ben narrata ed emozionante che difficilmente si passerà il tempo a pensare alla debolezza del loot o alla ripetitività del quest design. Inoltre, non ne ho parlato fin qui, concentrandomi di più sui suoi difetti, ma il gameplay e i combattimenti sono piuttosto divertenti e appaganti da giocare. Non bisogna poi dimenticarsi che i concorrenti diretti di TW3 sono distantissimi dalla sua qualità: gli altri gdr AAA come Dragon Age: Inquisition, Fallout 4 e Mass Effect: Andromeda infatti sono nettamente inferiori sia come gameplay che per sceneggiatura.

Chiudo dicendo che i meriti di TW3 restano enormemente superiori ai suoi demeriti e la fama di cui gode è sicuramente meritata, i suoi valori produttivi sono eccezionali e la politica user-friendly di CD Projekt, insieme alla qualità dei loro lavori, li rende una delle software house più in vista e da seguire per qualunque appassionato. Nonostante le criticità che ho mosso in questo articolo, The Witcher 3 resta un gioco eccellente e che consiglio caldamente a chiunque, anzi se uscissero più spesso giochi della sua qualità sarei solo più contento. Tuttavia è sempre possibile migliorarsi e la mia speranza è che gli sviluppatori possano far tesoro dell’esperienza fatta con le loro prime opere e rifinire ulteriormente la loro formula, mantenendone gli aspetti più riusciti e sistemando invece i difetti. Magari già con un Cyberpunk 2077 che unisca alla solita sceneggiatura curatissima tipica di CDP un design delle missioni aperto e ispirato a giochi come Deus Ex.


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