I libri di The Witcher

Dopo aver parlato di The Witcher 3 nell’ultimo articolo, analizzando un po’ più nel dettaglio alcuni difetti di un gioco altrimenti eccezionale, continuo a parlare del mondo creato dalla penna polacca dello scrittore Andrzej Sapkowski, questa volta dedicando un po’ di spazio alla sua serie di libri, senza i quali non avremmo avuto gli splendidi videogiochi creati da CD Projekt RED.

La saga con protagonista lo strigo (o witcher, come viene chiamato nei vg) Geralt di Rivia nasce infatti oltre trent’anni fa, quando Sapkowski partecipa a un concorso di una rivista fantasy polacca, classificandosi terzo e ottenendo ottimi riscontri sia presso i critici che soprattutto presso i lettori. Successivamente lo scrittore decide di espandere la sua opera e pubblica così, nel corso degli anni, tre raccolte di racconti e sei romanzi dedicati al mondo di The Witcher.

Inizialmente noto soprattutto in Polonia e nei Paesi dell’Est Europa, col successo dei videogiochi creati la sua fama si è espansa rapidamente nel resto del mondo e i suoi libri sono stati tradotti e pubblicati anche qui in Italia, da parte di Editrice Nord, in quella che è a mio parere una buonissima traduzione, per quanto chi viene dai videogiochi non mancherà di notare alcune differenze rispetto ai termini utilizzati nella saga videoludica, differenze dovute al fatto che i libri sono stati tradotti direttamente dal polacco e cercano di mantenere una maggiore fedeltà rispetto al materiale d’origine, mentre i vg sono tradotti dall’inglese, da cui per altro hanno adottati alcuni nomi (witcher invece che strigo, Dandelion invece che Ranuncolo, ecc.).

Non scriverò una recensione per ogni opera della serie letteraria perché diventerebbe un articolo fin troppo lungo, piuttosto mi limiterò a condividere le mie impressioni generali sulla saga, avendone letto tutti i libri con l’eccezione de La stagione delle tempeste, che nonostante sia stata l’ultima opera pubblicata è in realtà un prequel, scritto da Sapwkowski nel 2013 (ma da noi in Italia è uscito nel 2016) quando i videogiochi avevano reso Geralt e compagni più famosi che mai.

La prima raccolta di racconti, dal titolo originale Wiedzmin, non è stata tradotta in italiano a differenze degli altri libri e il motivi è che questi racconti sono stati poi ripubblicati in una seconda raccolta, che ne ha pure alcuni nuovi. Le due raccolte pubblicate nel nostro Paese sono quindi Il guardiano degli innocenti e La spada del destino arrivate in Italia proprio in quest’ordine, nonostante in Polonia fosse stata pubblicata prima La spada del destino. Il motivo della scelta risiede nel fatto che i racconti contenuti ne Il guardiano degli innocenti sono antecedenti a quelli dell’altra raccolta.

Seguono poi ben cinque romanzi, nell’ordine: Il sangue degli elfi, Il tempo della guerra, Il battesimo del fuoco, La torre della rondine e infine La signora del lago, che seguono da vicino Geralt e la sua sgangherata combriccola di amici durante i loro viaggi nei Regni Settentrionali, che li vedranno alle prese con oscure macchinazioni e complotti, antiche profezie, combattimenti e guerre.

Chi si è avvicinato alla saga tramite i videogiochi e non ha mai letto i libri si chiederà se vale la pena farlo e beh, per un fan del Lupo Bianco che avesse voglia di rigettarsi nel mondo di The Witcher e conoscerne meglio le storie e i personaggi direi che senz’altro ne vale la pena, anche considerando che moltissimi dei protagonisti e comprimari visti nei videogiochi sono tratti direttamente dai libri e spesso vengono fatti numerosi riferimenti alle opere di Sapkowski che solo un lettore è in grado di cogliere. Nulla di essenziale per la comprensione dei tre giochi di CD Projekt RED ovviamente, ma comunque dettagli che arricchiscono ulteriormente l’esperienza.

Inoltre, si tratta di libri fantasy di buona qualità e con una prosa sicuramente superiore a quella della media del genere (che per la verità non è proprio altissima). Personalmente, pur avendo apprezzato tutti i sette libri di Sapkowski che ho letto, trovo che i racconti contenuti nelle due raccolte siano le opere dove lo scrittore polacco si esprime al meglio. Si tratta di storie abbastanza brevi e indipendenti l’una dalle altre, ognuna riguardante una diversa avventura di Geralt. Spesso vengono riviste e modificate anche fiabe e miti famosi, con esiti anche inaspettati e non mancano, come saprà anche chi ha apprezzato i videogiochi, momenti in grado di colpire duramente il lettore, oppure situazioni dove Geralt si ritroverà a dover scegliere il male minore.

Nei romanzi Sapkowski aumenta la posta in gioco e getta lo strigo in un’avventura molto più epica e forse un po’ più tradizionale, con il nostro eroe e i suoi compagni che si ritrovano a influire sul destino di interi regni. È una preferenza personale, ma ho apprezzato di più invece la scala decisamente ridotta dei racconti. Come detto comunque, per i fan dei videogiochi che non disdegnano una buona lettura di tanto in tanto il mio consiglio è di recuperarli e di seguire la pubblicazione italiana, partendo da La spada del destino ed eventualmente proseguendo coi successivi in caso la prosa di Sapkowski venga apprezzata.

Per avere un nuovo videogioco ambientato nel mondo di The Witcher invece bisognerà aspettare, anche se personalmente penso sia probabile che CD Projekt decida di ritornarvi con una nuova opera prima o poi, magari una con un altro protagonista, o  perché no, lasciando la possibilità di crearne uno nostro. Quali che siano i loro progetti per il futuro, però, i libri rimangono la scelta migliore per i fan che dopo aver consumato tutti i videogiochi vogliono ancora esplorare Temeria e i suoi dintorni.


4 risposte a "I libri di The Witcher"

  1. Bell’articolo!
    Io ho letto solo il primo libro della saga e non ho mai giocato al videogioco, nonostante lo conosca bene.
    Quello che posso aggiungere alle tue considerazioni è che la serie è poco stimolante.
    Quello che intendo è che Geralt non può morire, altrimenti finisce (un po’ come Sherlock Holmes). Pertanto si può trovare nelle peggiori situazioni che ne uscirà vincente.
    Un altro fattore che non gradisco è il prezzo dei libri. Considerando la lunghezza della saga, diventa una spesa notevole.
    Rimango dell’idea che sia una grandissima saga Fantasy, specialmente per l’idea!

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    1. Guarda non ti spoilero nulla, ma leggendoli alcune sorprese potresti averle!

      Per il resto sì, i prezzi non sono bassissimi, per me non sono stati un fattore negativo perché li ho presi seguendo la pubblicazione italiana, quindi comprandone uno all’anno non era una spesa che pesasse più di tanto, ovviamente prenderli tutti assieme nello spazio di poche settimane è un’altra cosa. In ogni caso li reputo dei buoni libri e può valer la pena di leggerli, anche frammentandoli un po’ nel tempo per contenere le spese se necessario.

      Allo stesso modo consiglio assolutamente i videogiochi, che secondo me sono anche migliori, e lì non c’è neanche il fattore prezzo perché i primi due in qualunque saldo di Steam o GOG li trovi al prezzo di un caffè! Il terzo costa un po’ di più perché è uscito più recentemente ma vale ogni centesimo, anche considerando che è un gioco immenso e che può durare anche più di 100 ore.

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