Yakuza Kiwami – La recensione

Come chi mi segue da un po’ di tempo ormai sa già, nonostante questo sito sia incentrato soprattutto sui giochi di ruolo ogni tanto mi piace variare un po’ e parlare anche di altri generi, soprattutto se questo mi consento di dedicare due righe ai titoli che sto giocando o ho appena finito di provare. Di recente ho concluso la mia partita in Yakuza Kiwami, giunto circa due settimane fa su PC dopo essere stato per circa tre anni (data dell’uscita giapponese, quella occidentale è invece avvenuta a metà 2017) un’esclusiva PS4.

Si tratta di una serie, quella di Yakuza, da sempre legata strettamente al marchio PlayStation, fin dal suo esordio con il primo Yakuza su PS2 nel 2005, con i successivi capitoli che sono sempre stati pubblicati per le console Sony, attraverso tre generazioni. L’anno scorso, però, Sega, il publisher della serie, ha deciso che era il momento di sbarcare anche su PC, portando sui nostri monitor Yakuza 0 (uscito lo scorso agosto) e più di recente Yakuza Kiwami.

Ho dunque iniziato il mio viaggio in questa longeva serie giapponese con lo 0, prequel ambientato quasi vent’anni prima del primo capitolo della saga, e avendolo apprezzato molto ho deciso di gettarmi subito anche su Kiwami, che altro non è che il remake del capostipite della serie, non appena è stato reso disponibile su Steam. Quelle che state per leggere sono le mie impressioni sul gioco.

Kazuma Kiryu in Yakuza Kiwami
Un primo piano del protagonista, Kazuma Kiryu. Non fatevi ingannare dallo sguardo truce, in realtà è un bravo ragazzo

Prima di tutto qualche parola su cosa attendersi da questo titolo: Yakuza, come si può intuire dal nome, è un dramma criminale giapponese ambientato in un fittizio quartiere di Tokyo chiamato Kamurocho (e ispirato a Kabukicho, quartiere a luci rosse della capitale del Giappone), luogo dove la yakuza, la malavita organizzata giapponese, esercita i propri affari e controlla direttamente o indirettamente la zona. Il protagonista è Kazuma Kiryu, un uomo precedentemente affiliato alla yakuza e che ha appena scontato dieci anni di prigione per un crimine che non ha commesso. Nonostante la sua precedente militanza nei ranghi della yakuza, però, è un uomo di sani principi e con un saldo codice morale, che non si tira indietro quando c’è da aiutare il prossimo, che non uccide i propri avversari e che generalmente cerca di vivere rispettando la legge.

Dal punto di vista del gameplay, si tratta di un action-adventure open world dove svolgere missioni principali che portano avanti la storia, ma anche attività secondarie e minigiochi di vario tipo, dal bowling, al karaoke e tanto altro ancora. Detto così, può sembrare un GTA in salsa orientale, ma in realtà non è una definizione che calza molto (mentre invece sarebbe corretta per un gioco come Sleeping Dogs): infatti la mappa di gioco è di dimensioni piuttosto contenute, non ci sono veicoli e ci si sposta solo a piedi o prendendo un taxi attivando così il trasporto rapido, inoltre – cosa forse più importante – il giocatore non può attaccare civili né commettere reati in giro per il mondo come nei GTA. Questo semplicemente perché Kiryu, il protagonista, non farebbe mai niente del genere e quindi nemmeno il giocatore può farlo. Il gioco a cui si avvicina di più nello stile è invece Shenmue, di cui riprende in parte la formula.

Il gioco è “diviso” in alcune modalità: quella “esplorativa” in cui si può girare a piacimento per la mappa, parlare con i PNG e dedicarsi alle varie attività, quella di combattimento, che scatta quando ci avviciniamo troppo a dei teppisti o malviventi (ce ne sono parecchi e spesso cercheranno lo scontro, anche se è possibile scappare ed evitarli) e da cui potremo uscire solo una volta sconfitti tutti i nemici, potendo così tornare ad esplorare liberamente. I combattimenti non sono particolarmente complessi, ma avremo comunque un discreto repertorio di mosse a nostra disposizione per affrontare i nemici, fra colpi rapidi e poco potenti, colpi poderosi e più lenti, la possibilità di afferrare gli avversari e lanciarli a terra o eseguire nuove mosse, combo di vario tipo e a completare tutto anche qualche arma, sia quelle improvvisate che possono essere raccolte dall’ambiente circostante (come insegne, biciclette e scatole), sia quelle equipaggiabili dalla schermata d’inventario. Inoltre è possibile cambiare “stile” e scegliere quello preferito o più adatto ai nemici che si hanno di fronte, da quello di base e più bilanciato, a quello rapido ma poco potente, a quello lento e pesante, per chiudere con l’ultimo che migliora solo affrontando una particolare sotto-trama.

Un quartiere di Kamurocho, in Yakuza Kiwami
Ecco quel che vedrete mentre passeggerete per Kamurocho, con la minimappa in basso a sinistra ad impedirvi di perdere l’orientamento

Infine ci sono anche numerose cutscene e dialoghi a cui assistere, col lato narrativo del gioco che è uno degli aspetti su cui gli sviluppatori hanno concentrato le maggiori attenzioni. La storia infatti riveste una grande importanza nell’economia del gioco, tratta anche tematiche mature con la giusta considerazione, ha una sceneggiatura ben scritta e personaggi ben caratterizzati, soprattutto quelli principali. Inoltre, non mancano alcuni colpi di scena e momenti di forte impatto. L’unico problema della narrazione risiede in un ritmo non sempre gestito alla perfezione e in uno schema delle missioni che subisce poche variazioni nel corso del gioco, e che spesso si limita nel richiedere di andare da A a B e poi tornare ad A, oppure muoversi verso un punto C. Problema questo che colpisce anche molte secondarie, molte delle quali sono semplici fetch quest, per quanto non manchino quelle un po’ più elaborate narrativamente o comunque con qualche risvolto divertente che giustifica il tempo passato per completarle.

Sempre parlando di attività secondarie, è lì che emerge la doppia anima di Yakuza. Se infatti la storia principale spesso ci catapulta in vicende drammatiche e trattate sempre con la necessaria serietà, affrontando le side quest invece il tono cambia drasticamente, con situazioni spesso paradossali e che sottolineano (e in certi casi esagerano) alcuni degli aspetti più strani della cultura giapponese. Capiterà quindi che in una missione secondaria un personaggio ci chieda di andare a ritirare una consegna e portargliela, scoprendo poi che si tratta di biancheria femminile… e non sarà l’unica volta in cui incapperemo in situazioni del genere. Per qualcuno questa ambivalenza di Yakuza potrebbe essere un difetto, ma nonostante le sue due anime appaiano in netto contrasto tra loro, in realtà il mix di gioco funziona bene, e chi volesse concentrarsi solo sulla storia e quindi sulla parte più “seria” del gioco è comunque libero di farlo, così come chi preferisce invece perdersi fra le stranezze e le tante attività di Kamurocho può adottare l’approccio opposto e passare oltre 40 ore fra le vie del quartiere di Tokyo.

Completa la formula di gioco qualche elemento gdr, come la possibilità di migliorare il proprio repertorio di mosse e abilità spendendo punti esperienza, che si guadagnano sconfiggendo i nemici in combattimento, completando missioni, ma anche mangiando nei ristoranti. Se, come me, spenderete un po’ di tempo a svolgere le varie attività secondarie sparse per la mappa di gioco riuscirete a raccogliere rapidamente molti punti esperienza e probabilmente anche ad acquistare tutte le abilità con cui migliorarvi ben prima della fine del gioco.

Kiryu vs Majima, Yakuza Kiwami
Come potete vedere, alcuni personaggi hanno un senso dello stile piuttosto… particolare

Prima di concludere qualche nota sul lato tecnico di Yakuza Kiwami: innanzitutto, il porting è stato realizzato con competenza e gira senza il minimo problema a 60 fps e con dettagli grafici impostati al massimo (a 1080p) pure su un PC come il mio che ormai ha più di cinque anni sul groppone. Per quanto riguarda la grafica, non è esattamente all’avanguardia ma si difende bene, in particolare i volti dei personaggi (che vengono spesso inquadrati in primo piano) sono molto curati, e pure il reparto audio fa bene il suo dovere. Unico appunto: il gioco è doppiato solo in giapponese e tradotto (in forma scritta) in inglese, non ci sono invece testi in italiano, aspetto che per qualcuno potrebbe rappresentare un problema, nonostante l’inglese usato non sia particolarmente difficile per chi ha una discreta conoscenza della lingua.

Detto questo, non mi resta che chiudere dicendo che Kiwami, pur essendo inferiore a Yakuza 0 per varietà, ritmo e anche un po’ per qualità delle missioni e attività secondarie da svolgere, è un gioco molto bello che mi sento di consigliare a chiunque abbia voglia di provare un’esperienza che senz’altro per noi occidentali è particolare ma anche ricca di fascino, permettendoci di entrare maggiormente a contatto con il Giappone e la sua cultura, senza dover passare per forza da manga o anime ma esplorandone lati generalmente meno conosciuti, come l’oscuro “underworld” in cui operano la yakuza e le altre organizzazioni criminali.

Trattandosi di una serie composta da ben sette capitoli principali (più alcuni spin-off), può essere un problema capire da dove sia meglio partire e in questo senso, Kiwami rappresenta un valido punto d’inizio, essendo il remake del primo capitolo della saga. Tuttavia, anche in considerazione del fatto che nel remake sono presenti alcuni riferimenti al prequel, un’altra opzione può anche essere quella di partire da Yakuza 0 e proseguire poi con Kiwami, che è poi la strada che sembra suggerire la stessa Sega a giudicare dall’ordine di uscita dei propri giochi per PC e che è poi ciò che ho fatto io stesso.

Qualunque sia la vostra scelta, vi aspetta un viaggio affascinante, con un protagonista stoico e carismatico a cui è facile affezionarsi, tanti personaggi interessanti e diverse stranezze giapponesi. Sento di poter dire che Yakuza difficilmente vi lascerà indifferenti, quindi se avete una PlayStation 4 o un PC da gaming il mio consiglio è di dare una chance a questa bella saga. Lo potete trovare su Amazon in versione PS4, o su Humble Bundle ottenendo la chiave di gioco per Steam.


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