The Age of Decadence – La recensione

Dopo alcuni articoli dedicati ad altri generi e in alcuni casi anche proprio a diverse forme di intrattenimento come nel pezzo dedicato ai libri che hanno ispirato The Witcher, torniamo a parlare di giochi di ruolo con un titolo il cui nome probabilmente risulterà sconosciuto ai più. Si tratta infatti di un indie decisamente di nicchia, ma anche (anzi forse proprio) per questo può essere interessante dedicargli un articolo.

Il gdr di cui leggerete nelle prossime righe è The Age of Decadence, opera d’esordio di Iron Tower, team di una manciata di elementi ma con le idee molto chiare, soprattutto in proposito al tipo di esperienza di ruolo che vogliono proporre. Si tratta di persone che prima di essere sviluppatori sono anche fan del genere, in particolare di titoli come il primo Fallout, e che in alcuni casi si sono lasciati andare ad affermazioni piuttosto forti sugli esponenti più moderni, colpevoli di essere troppo semplificati nelle meccaniche di gioco o non sufficiente profondi dal piano tattico o delle possibilità di scelta.

Al di là però di quelle che sono le loro opinioni e che siano condivise o meno, Age of Decadence resta un progetto interessante da esaminare, anche per via del suo sviluppo decennale. I lavori infatti sono infatti iniziati addirittura nel 2004 e sono proseguiti per oltre dieci anni, al punto che non erano in pochi fra quelli che hanno seguito il progetto a bollarlo come vaporware e a dubitare che sarebbe mai uscito. Invece, nell’ottobre del 2015, Age of Decadence è finalmente arrivato su Steam e GOG e i fan più “hardcore” hanno finalmente potuto provarlo dall’inizio alla fine e scoprire se l’attesa era stata ripagata.

Forte delle guardie imperiali in Age of Decadence
L’ispirazione romana appare chiara fin dai primi istanti

Abbiamo già accennato alla visione molto chiara degli sviluppatori sul progetto che volevano portare avanti, la loro intenzione era quella di creare un gdr in grado di offrire tante scelte dal forte impatto sullo sviluppo delle vicende, con tante diramazioni che portano a partite sempre diverse l’una dall’altra e quindi un’elevata rigiocabilità, nonché un’ampia libertà di scelta anche per quanto riguarda il modo in cui sviluppare il proprio personaggio, scegliendo tra numerose statistiche e abilità. In tutto questo, la loro intenzione era anche quella di non fare sconti a nessuno e creare un gioco difficile, in cui è necessario fare attenzione alle proprie mosse (o a come si spendono i propri punti esperienza) e in cui gli errori si pagano spesso col game over. Il tutto in un’ambientazione decadente e post-apocalittica ma ispirata all’Antica Roma.

Quando mi sono approcciato al gioco per la prima volta non sapevo bene cosa aspettarmi: il setting diverso dal solito fantasy medievaleggiante fin troppo abusato in molti gdr era sicuramente un punto a favore di Age of Decadence e nutrivo anche buone speranze sul comparto di scelte e conseguenze, ma allo stesso tempo temevo che gli sviluppatori potessero rendere il gioco fin troppo punitivo e frustrante. E per certi altri aspetti, come la storia, i personaggi, la bontà del gameplay… beh, lì non avevo proprio idea di quale sarebbe stato il risultato finale.

Alla fine, invece, il gioco mi ha sorpreso in positivo, confermando quanto di buono promesso dagli sviluppatori. In Age of Decadence ho trovato un mondo di gioco intrigante e popolato da personaggi credibili e fazioni che perseguono i propri interessi (spesso e volentieri anche quando in conflitto con i vostri, quindi fate attenzione), invece che prendere per mano il giocatore e accompagnarlo per tutta la campagna, una trama e un background narrativo interessanti e stratificati su più livelli in cui ad ogni nuova partita si scoprono altri tasselli del mosaico, un sistema di combattimento solido e capace di offrire una sfida senza però risultare frustrante.

Arena di combattimento in Age of Decadence
Può mancare un’arena gladiatoria in un gioco che si rifà all’estetica dell’Antica Roma? Ovviamente no!

Inoltre, la reattività di fronte alle scelte del giocatore è eccezionale e ci sono molti percorsi diversi, più o meno uno per ogni fazione oltre ad alcuni “indipendenti”, che fanno sì che sia possibile giocarlo dall’inizio alla fine anche cinque o sei volte e vedere sempre qualcosa di diverso. Il lavoro svolto dagli sviluppatori in questo senso è encomiabile e si tratta di un’opera che probabilmente non ha pari sotto questo aspetto. Essendo però un gioco che punta così fortemente sulla rigiocabilità e su contenuti visibili solo facendo determinate scelte, una singola partita ha una durata sicuramente inferiore alla media dei gdr ed è possibile terminarla in 15-20 ore, o anche meno se si ha già familiarità con le meccaniche di gioco.

Age of Decadence è anche un gdr in cui si passa molto tempo a leggere, per fortuna però la scrittura è di buon livello e aiuta ad immergersi nell’ambientazione scelta dagli sviluppatori: un mondo spietato e in decadenza (anche e soprattutto morale) dove non ci sono eroi ed ogni personaggio è pronto a tutto pur di mantenere o migliorare la propria posizione o il proprio status. Una spietatezza che indubbiamente si riflette su molti aspetti dell’opera.

Age of Decadence, infatti, non è un gioco per tutti e può risultare difficile, soprattutto per chi fosse abituato ai gdr moderni, tendenzialmente più semplici e guidati rispetto a molti titoli del passato e allo stesso Age of Decadence. Chi non fa attenzione nella scelta di attributi e abilità e nello sviluppo del proprio personaggio andrà sicuramente incontro a brutte sorprese più avanti, e i combattimenti possono rivelarsi anche molto difficili, se non addirittura quasi impossibili a meno che non si scelga di migliorare soprattutto le abilità combattive del nostro protagonista. Insomma, se sceglierete di specializzarvi sulle capacità comunicative sarà meglio stare alla larga dalla battaglia, a meno di non voler fare una brutta fine. E anche in quel caso, magari salvare spesso e in più slot diversi può sicuramente aiutare.

Un tipico scontro in Age of Decadence
Questo è quello che vedrete durante un combattimento

Il sistema di combattimento in ogni caso è valido: gli scontri sono a turni, con l’ordine che viene stabilito in base alla destrezza dei combattenti (chi ha valore più alto parte per primo) e un’interfaccia che ricorda quella di Fallout e che, proprio come il gdr di Interplay, consente di effettuare colpi mirati a particolari zone del corpo per ferire o debilitare i nemici, e in generale non mancano le opzioni tattiche per avere la meglio dei propri avversari, con numerose armi, strumenti e pozioni che possono essere sfruttate per avere la meglio anche degli avversari più tosti. Il livello di sfida non è frustrante ma è decisamente sopra la media, ma allo stesso modo anche la soddisfazione nell’avere la meglio di un gruppo di mercenari o tagliagole che fino a poco prima sembravano impossibili da battere è immensa. In ogni caso, chi non apprezza i combattimenti di Age of Decadence o li ritiene troppo difficili può comunque evitarli del tutto e creare un personaggio in grado di farsi largo nel mondo grazie alla sua dialettica. In questo caso, la “classe” più indicata è quella del mercante, ma non è l’unica che consente di affrontare il gioco in questo modo.

Affrontare il gioco come esperto oratore non comunque è una strada priva di rischi e dovrete sempre investire sulle vostre abilità dialettiche. In tal senso, un consiglio generale – che vale sia per chi voglia concentrarsi sui combattimenti, sia per chi preferisca una partita fatta di soli dialoghi – è quello di focalizzarvi su tre o quattro abilità principali e massimizzarle, piuttosto che diventare una sorta di jack-of-all-trades (ossia un personaggio competente in molte discipline ma che non è veramente esperto in nessuna di esse), approccio che sicuramente non vi porterà lontano in Age of Decadence.

Non è un gdr per chi ritiene titoli come Dragon Age: Origins “troppo hardcore” e nemmeno per chi vuole soprattutto interpretare un eroe e salvare il mondo dal male, perché non è quello che farete in Age of Decadence. Non mancano anche alcuni difetti ovviamente, per lo più da ricercare nel motore di gioco decisamente obsoleto, tuttavia è un gioco di ruolo unico e ben costruito, che porta per certi versi una ventata d’aria fresca sul genere e su certe sue convenzioni, sicuramente da non farsi scappare se siete alla ricerca di un’esperienza dai temi maturi e in grado di mettervi alla prova. In quel caso troverete ad aspettarvi uno dei più interessanti gdr degli ultimi anni.


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