Icewind Dale – La recensione

Pensando ai grandi giochi di ruolo di fine Anni Novanta creati con l’Infinity Engine, motore di gioco sviluppato da BioWare per i propri gdr e usato anche da Black Isle negli anni seguenti, i nomi che più spesso vengono in mente sono Baldur’s Gate (in particolare il seguito BG2) e Planescape: Torment, giochi che a distanza di vent’anni sono ancora considerati, pur se per motivi diversi, alcune delle migliori opere uscite dal genere. Icewind Dale invece è spesso lasciato sullo sfondo rispetto a questi due giganti, ma nonostante sia sicuramente un titolo meno innovativo e influente, è comunque un gdr degno di nota, soprattutto per i fan di Dungeons & Dragons o della formula di gioco sperimentata per la prima volta da Baldur’s Gate e grossomodo ripresa anche in Icewind Dale, pur con un focus maggiore su dungeon e combattimenti e meno sugli altri aspetti che caratterizzavano il titolo BioWare.

Icewind Dale infatti riprende il modello base stabilito dal “fratello maggiore”: torna quindi un regolamento basato su Advanced Dungeons & Dragons, con razze, classi, magie e abilità tra cui scegliere similmente a quanto avveniva in Baldur’s Gate, combattimenti in tempo reale con possibilità di mettere in pausa in qualunque momento per dare ordini ai propri personaggi, gruppo di avventurieri (fino a un massimo di sei) da gestire, con la novità che in Icewind Dale è possibile creare tutti e sei gli eroi da controllare durante l’avventura invece che limitarsi a creare un singolo protagonista, la visuale è isometrica in modo da avere sempre un’idea precisa del campo di battaglia e pure l’interfaccia ricorda molto quella vista negli altri giochi Infinity Engine.

Prologo per Icewind Dale
Una delle schermate introduttive che ci introducono alla partita e alla prima cittadina, Easthaven, dove iniziano i nostri viaggi

A differenziare Icewind Dale dal resto ci pensa prima di tutto l’ambientazione, che passa da un fantasy classico in salsa mitteleuropea a scenari dominati dalla neve e spesso dalla desolazione, in cui la civilizzazione non è ancora del tutto arrivata e i pochi coloni devono resistere, oltre alla forza dell’inverno, a mostri temibili e tribù barbare molto aggressive. Grazie anche ad una direzione artistica particolarmente ispirata, la nuova ambientazione è da subito uno dei punti di forza del gioco, grazie a paesaggi molto evocativi e fondali disegnati a mano realizzati con grande perizia.

L’altro elemento che distingue Icewind Dale da Baldur’s Gate è la diversa attenzione posta agli elementi che ne compongono la formula di gioco. Laddove BG presentava un mix ben bilanciato tra esplorazione, storia e combattimenti, Icewind Dale sceglie invece di concentrarsi quasi esclusivamente su questi ultimi e farne l’elemento fondante dell’esperienza insieme al dungeon-crawling, sacrificando invece gli altri due aspetti. Se la storia è messa sullo sfondo ma tutto sommato ha qualche momento interessante, perdendo colpi più per il poco spazio concesso a dialoghi e personaggi piuttosto che per la poca qualità con cui essi sono scritti, l’esplorazione in Icewind Dale è quasi del tutto assente: la progressione è decisamente lineare e guidata, non si può vagare per la mappa del mondo liberamente come in BG, ma si è costretti a seguire l’ordine deciso dal gioco senza poter prendere deviazioni.

Questi sacrifici sono controbilanciati da dei combattimenti più rifiniti, soprattutto dal lato tattico, con un design e posizionamento dei nemici spesso molto curato e che pone delle sfide interessanti – e diverse tra loro – al giocatore. A contribuire positivamente alla bontà degli scontri si aggiunge anche il bestiario molto vario, che presenta diverse tipologie di nemici pescando a piene mani dal manuale dei mostri di D&D, ognuno con pregi e difetti differenti. Di conseguenza il giocatore che vuole uscire indenne (o quasi) dagli scontri deve variare il suo approccio in base a chi si trova di fronte, mentre chi ha meno pazienza per curare la propria tattica può vincere comunque la maggior parte degli scontri ma subendo danni decisamente più ingenti e magari anche delle perdite nel proprio gruppo, o dovendo fermarsi dopo pochi scontri per riposare – opzione che in alcune aree non è molto pratica. La sfida, pur non essendo mai proibitiva, è più alta rispetto sia a Planescape: Torment che a Baldur’s Gate, anche se in qualunque momento il giocatore può regolare la difficoltà, rendendosi la vita più facile (o più difficile).

Easthaven, una delle Dieci Cittadine di Icewind Dale
La cittadina da cui inizieranno le nostre avventure

Inoltre, in un gioco così incentrato sui combattimenti è bene dedicare qualche riga all’itemizzazione, che in questo gioco è ottima, con tanti oggetti memorabili e ben differenziati da trovare in giro per le aree o sconfiggendo i nemici più tosti, gratificando il giocatore con ricompense utili e proporzionate al livello di impegno richiesto per vincere i nemici. Per altro, quasi ogni arma o armatura ha una storia interessante ad esso legata, che potrete comodamente leggere nella descrizione dell’oggetto.

Un’altra costante in molti gdr è quella delle missioni secondarie, spesso numerose al punto da distrarre per molte ore da quelli che sono gli eventi narrativi principali, ma in Icewind Dale è un altro aspetto che viene messo sullo sfondo per concentrarsi su quello che è il vero focus del gioco. Le missioni secondarie da svolgere sono infatti poche, spesso limitate a quello che è il principale hub del gioco, e di solito potrete risolverle comodamente mentre andate avanti con la main quest, accertandovi semplicemente di esplorare a fondo ogni mappa in cui vagherete.

Alcune di queste missioni hanno risvolti interessanti, per quanto spesso il loro svolgimento sia piuttosto lineare e non preveda particolari scelte da fare, ma la loro presenza comunque arricchisce un po’ l’esperienza di gioco, fornendo qualche elemento per conoscere più a fondo il lore o l’ambientazione del gioco. Nulla di particolarmente memorabile comunque, ma servono al loro scopo senza distrarre da quella che è e rimane indiscutibilmente l’attrattiva principale del gioco: il combattimento. Anche per via di questo focus, la durata è inferiore a diversi altri gdr e si attesta sulle 25-30 ore, potenzialmente di meno per chi ha una buona conoscenza del regolamento usato da Icewind Dale o preferisce procedere il più speditamente possibile.

Tempio in Icewind Dale
La neve sarà una costante in Icewind Dale

Per concludere, Icewind Dale è sicuramente un gioco di ruolo limitato per molti aspetti, data la sua scelta di concentrarsi quasi esclusivamente sui combattimenti dedicando poco spazio a tutto il resto. Per questo motivo, non è un gdr adatto a chi di solito approccia questo genere cercando una forte libertà, data dalle scelte da compiere o dal poter procedere come si preferisce o in qualunque direzione, né per chi ricerca soprattutto una narrativa forte e fatta di personaggi vivi e memorabili. Rimane però un gdr ben fatto e che non deluderà senz’altro chi invece vuole soprattutto avere tanti nemici da sconfiggere e un livello di sfida superiore alla media (ma comunque tutt’altro che proibitivo, ed eventualmente anche regolabile).

L’importante, insomma, è sapere che cosa si vuole, e se affrontare scontri tattici in cui è fondamentale analizzare attentamente il campo di battaglia e dare gli ordini giusti alle proprie pedine è uno degli aspetti che più vi affascina in un gioco di ruolo, allora non dovreste farvi scappare Icewind Dale.


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