Dragon Age: Origins – La recensione

Dragon Age: Origins è l’ultimo grande gioco di ruolo di BioWare. Mass Effect 2, uscito l’anno dopo è ancora un bel gioco, pur avendo qualche difetto, una direzione non molto precisa e una storia sostanzialmente filler… inoltre, diciamolo pure, ME2 vira fortemente sull’azione riducendo l’impatto e il peso di statistiche, abilità e numeretti vari solitamente associati al genere. Ma di Mass Effect parleremo più approfonditamente un’altra volta.

Dragon Age: Origins esce nel 2009 e nelle intenzioni di BioWare deve riportare la software house alle sue radici (da qui il sottotitolo, Origins), quelle in cui lo sviluppatore sfornava giochi come i due Baldur’s Gate, per capirci. DA:O quindi cerca di miscelare vecchio e nuovo, tentando di proporre un’esperienza in grado di soddisfare i giocatori più esperti, fornendo loro un gdr ricco di scelte, con battaglie tattiche in cui posizionare attentamente i propri avventurieri, dando loro ordini e mettendo in pausa l’azione per studiare meglio la prossima mossa, oltre ovviamente a tante missioni da affrontare e risolvere con la diplomazia o con la spada… ma al contempo mantenendo l’elevata epicità e spettacolarità dell’approccio cinematografico sperimentato con successo con Star Wars: Knights of the Old Republic e Mass Effect, oltre a qualche semplificazione per venire incontro ai neofiti.

Nonostante uno sviluppo lungo e complicato, iniziato addirittura nel 2003 e proseguito per sei anni attraverso diverse fasi in cui la struttura di gioco, l’ambientazione e il tipo di narrativa ricercata dagli sviluppatori sono passati per numerosi cambiamenti, l’obiettivo di BioWare con Dragon Age: Origins si può dire raggiunto. Di più, DA:O è una delle opere più riuscite della software house canadese, ma purtroppo ne rappresenta anche il canto del cigno. Da quel momento in poi, infatti, BioWare è entrata in una vera e propria spirale negativa, iniziata con Dragon Age II e proseguita fino ai recenti Mass Effect: Andromeda e Anthem.

Ma torniamo a DA:O, che è un gdr con tutti gli ingredienti che hanno reso famosa e apprezzata la formula di BioWare: possibilità di creare il proprio protagonista scegliendone aspetto, classe, statistiche e abilità, ampio spazio a storia e filmati, numerosi compagni che seguono l’eroe (o anti-eroe) nel corso del suo viaggio, numerosi dialoghi a scelta multipla in cui prendere decisioni anche piuttosto importanti e che possono impattare sullo sviluppo degli eventi, ma allo stesso tempo anche tanti nemici da sconfiggere in battaglia e dungeon da esplorare. Non mancano poi possibilità di sviluppare rapporti di amicizia e addirittura amore con alcuni dei compagni che incontrerete, in quella che è fin dai tempi di BG2 un’altra tradizione dello sviluppatore canadese.

combattimento in DA:O
Il vostro gruppo alle prese con alcuni insidiosi prole oscura, i nemici che piagano le terre del Ferelden e che incontrerete fin troppo spesso, nel corso delle vostre avventure

Proprio come in Baldur’s Gate, di cui Dragon Age si propone come erede spirituale, abbiamo a che fare con un fantasy abbastanza classico, con elfi, nani, magia, draghi e varie tipologie di mostri che ricalcano quelle già viste in numerose altre opere. Tuttavia, BioWare ha voluto prendere le distanze dai Forgotten Realms di D&D (ambientazione di Baldur’s Gate e seguito) proponendo un mondo senza una netta divisione fra bene e male, cercando di ricreare invece fazioni, culture e personaggi, nonché scelte da compiere, moralmente più ambigui. Non manca qualche caduta di stile, ma per lo più il lavoro del team canadese da questo punto di vista può dirsi riuscito e l’ambientazione risulta sicuramente interessante, per peccando in originalità.

A differenza dei giochi a cui si rifà, però, in Dragon Age le possibilità di personalizzare il vostro avatar virtuale sono piuttosto limitate. Potete infatti scegliere solamente tra tre classi (guerriero, ladro e mago), cui si aggiungono una manciata di specializzazioni da sbloccare nel corso della partita, e potrete poi sviluppare il vostro eroe scegliendo le statistiche da privilegiare tra forza, destrezza, volontà e altre ancora (per un totale di sei attributi), potenziandole anche ad ogni level up. A ciò si aggiungono poi alcune abilità e talenti, con cui potrete scegliere se concentrarvi su spada e scudo o armi a due mani, magie di cura o offensive e tanto altro ancora.

Se quel che avete appena letto vi appare un po’ complesso, in realtà non dovete preoccuparvi perché è tutto piuttosto semplice e anche un neofita può tranquillamente gettarsi nel mondo di Dragon Age senza alcun timore. Allo stesso tempo, però, chi invece è più esperto sicuramente non troverà la versatilità o profondità di altri regolamenti, sacrificate in favore di una maggiore immediatezza.

Come anticipato in precedenza, nel corso delle vostre avventure nel Ferelden, nazione in cui si svolgono le vicende di cui sarete protagonisti, avrete numerose decisioni da prendere. Alcune saranno difficili e richiederanno di scendere a compromessi con ciò che riterreste normalmente l’esito ideale, molte poi avranno un forte impatto sul dipanarsi degli eventi, non solo determinandone il finale ma andando a incidere su tutte le fasi dell’avventura. Sotto questo aspetto, BioWare va lodata per essere riuscita a creare un gdr che è al contempo vasto, longevo e dotato di un’elevata rigiocabilità, dato che le vostre azioni avranno spesso conseguenze e cambieranno significativamente la partita.

due golem si fronteggiano in DA:O
Oltre a draghi, lupi mannari e non-morti, troverete anche dei poderosi golem fra i magici abitanti del mondo di Dragon Age

Ma Dragon Age: Origins si distingue non solo per i tanti, possibili scenari che si potranno delineare nel corso della vostra avventura, ma anche per il fatto che pure l’inizio sarà profondamente diverso in base alla classe e al background scelto per il protagonista. Infatti, ci sono sei diverse origini, ognuna con un’introduzione dedicata e che introduce il giocatore nel mondo di gioco, presentandone alcune delle fazioni, dei personaggi e delle tematiche principali, che avrete poi modo di rincontrare a distanza di qualche ora. Ogni origine converge poi verso lo stesso nodo narrativo e da lì inizia a prendere forma la storia vera e propria.

Quella delle origini è sicuramente una delle idee più interessanti e riuscite del gioco, ognuna aggiunge dettagli avvincenti e permette di approfondire meglio alcune sfaccettature del mondo di gioco, quindi il consiglio è sicuramente di provarle tutte, anche una volta finita l’avventura. Per altro, le origini si possono completare in circa due ore, in alcuni casi pure più velocemente, quindi se avete gradito la vostra permanenza nel Ferelden è sicuramente il caso di dar loro un’occhiata, con la consapevolezza che non occorre molto tempo per scoprire molti retroscena interessanti.

Passando invece all’impianto narrativo, e ovviamente stando alla larga da qualsiasi tipo di spoiler, il lavoro di BioWare è stato molto buono: in realtà, l’intreccio di per sé non è niente di eccezionale, ma la sceneggiatura ordita dalla software house è molto curata, ben scritta e impreziosita da una regia di alto livello. A tutto ciò si aggiunge un cast di rilievo, con dei comprimari decisamente stimolanti e che hanno spesso motivazioni credibili e una propria visione del mondo (e reagiranno alle vostre scelte, talvolta pure in modo inaspettato).

Se i dialoghi e i personaggi sono convincenti, lo è sicuramente di meno l’esplorazione. Dragon Age non è un open world e anche le singole mappe che visiterete non hanno un design molto ispirato, consistendo spesso di semplici corridoi con poche e brevi deviazioni qua e là. L’esplorazione non è chiaramente l’aspetto su cui gli sviluppatori si sono concentrati maggiormente, mentre più attenzione è stata dedicata ai combattimenti, in cui prenderete il controllo del campo di battaglia dando ordini ai vostri eroi per sconfiggere i nemici, scegliendo fra abilità e incantesimi, potendo anche combinarli assieme in alcuni casi per ottenere effetti devastanti.

un pericoloso drago sputafuoco
C’è un motivo se il titolo del gioco è Dragon Age, ovviamente

Le meccaniche di base sono solide e in grado di soddisfare gli amanti dei gdr isometrici che pongono l’enfasi sulla tattica, con anche un certo tasso di spettacolarità regalato dalle animazioni e in particolare dai finisher nei quali vedrete i vostri personaggi compiere azioni degne di Aragorn, Gimli e Legolas nel Signore degli Anelli. Le abilità e le magie sono regolate da dei cooldown, ossia una volta attivate non sarà possibile riutilizzarle immediatamente ma dovrete aspettare un lasso di tempo che varia in base alla potenza del talento usato, quindi dovrete dosare alcune delle vostre risorse in modo da averle a disposizione nei momenti giusti.

C’è però un problema ed è la scarsa varietà del bestiario, che vi porterà ad affrontare quasi sempre le stesse due-tre tipologie di nemici, portando le battaglie a diventare rapidamente piuttosto ripetitive. Inoltre, il bilanciamento di magie, classi e abilità è tutt’altro che perfetto e ci sono alcuni incantesimi che banalizzano qualsiasi combattimento, trasformandolo in una passeggiata di salute. Una volta individuate una o due tattiche di sicuro affidamento, non ci sarà alcun incentivo a cambiarle per adattarsi a diversi nemici infatti, e potrete quindi riutilizzare la vostra strategia in continuazione, cosa che contribuisce ulteriormente alla ripetitività degli scontri.

Per fortuna, i combattimenti, pur non essendo affatto rari, non sono comunque troppo numerosi e le altre fasi di gioco sono in grado di tenere vivo l’interesse. C’è però una sezione dove l’equilibrio si rompe e dovrete affrontare un dungeon dove vi troverete dozzine e dozzine di avversari da affrontare l’uno dopo l’altro, praticamente senza sosta e senza variazioni di alcun tipo. Se in quel caso inizierà a sopraggiungere la noia, il consiglio è di tenere duro perché si tratta semplicemente di una sezione infelice e mal pensata da parte degli sviluppatori, ma per fortuna rimane un caso isolato all’interno del gioco.

strano personaggio in Dragon Age: Awakening
Questo personaggio lo incontrerete soltanto avventurandovi nell’espansione Awakening, e se siete fan di Origins è un’espansione che merita di essere provata

Il lato più debole però è probabilmente l’impianto tecnico, all’uscita piuttosto arretrato e che risentiva dello sviluppo lungo e travagliato del titolo che lo rendevano molto meno d’impatto da un punto di vista grafico rispetto al cugino Mass Effect. A ciò si aggiunge una direzione artistica che sicuramente non è malvagia ma allo stesso tempo non è nemmeno troppo ispirata. Di impatto invece la colonna sonora, che accompagna bene ogni vicenda, sia nei momenti più cupi o tristi, che epici e movimentati.

In quanto erede spirituale dichiarato dei Baldur’s Gate, è inevitabile, infine, un confronto con i grandi lavori passati della software house. Non era facile reggere ad un paragone così pesante e BG2 rimane nel complesso un’opera migliore, ma Dragon Age riesce comunque ad uscire a testa alta dal confronto con gli illustri predecessori, migliorandone pure la formula in alcuni elementi e rappresentando un ottimo punto di partenza per quella che poteva essere, e invece non è stata vista la scarsa qualità delle incarnazioni successive, una grande saga fantasy.

Nonostante alcuni difetti qua e là, Dragon Age: Origins è un ottimo gioco di ruolo in grado di farsi apprezzare sia dai fan di lunga data di BioWare e che l’hanno apprezzata fin dai tempi di Baldur’s Gate, sia da quelli per cui il nome del team canadese è sinonimo di titoli più improntati su azione e spettacolarità come Mass Effect. Non è il gdr per chi vuole perdersi in un mondo vasto e privo di barriere, da esplorare liberamente e secondo i primi ritmi, ma è difficile pensare a un motivo per cui non vada consigliato a chi invece cerca un’esperienza fortemente narrativa, coinvolgente e ricca di scelte interessanti da compiere.


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