Divine Divinity, un gioco sottovalutato

I nomi di Larian e di Divinity non suoneranno nuovi a chi ha un po’ di esperienza col mondo dei giochi di ruolo, in particolare per via dei grandi successi degli ultimi anni come Divinity: Original Sin e Divinity: Original Sin 2, i due gdr che sono riusciti a conquistare milioni di fan e a guadagnarsi le lodi della stampa grazie ad un’elevata interattività ambientale, battaglie tattiche a turni divertenti e appassionanti, un mondo di gioco molto colorato e pieno di vita, grazie anche all’umorismo che caratterizza molti dei personaggi e dei numerosi dialoghi.

Oggi lo sviluppatore belga è un nome piuttosto importante e conosciuto, ma non è sempre stato così. Il successo è, infatti, arrivato solo nel 2014 e dopo anni difficili, in cui la software house è sopravvissuta anche con mezzi poco ortodossi, per esempio dedicandosi alla produzione di giochi educativi in collaborazione (fra gli altri) con la BBC, oppure puntando sul crowdfunding per finanziare, almeno in parte, le proprie opere.

L’esordio della compagnia avviene, invece, più di vent’anni fa con LED Wars, uno strategico in tempo reale ispirato al ben più famoso Command & Conquer, ma è il titolo successivo a far entrare l’allora piccolo team belga nei radar. Nel 2002 è la volta di Divine Divinity, gdr dal nome non proprio azzeccatissimo (e che non è mai piaciuto neanche agli sviluppatori, venendo imposto loro dal publisher) che viene spesso descritto come una sorta di via di mezzo tra Baldur’s Gate e Diablo per via del gameplay immediato in piena tradizione hack ‘n’ slash a cui si aggiungono però vari dialoghi a scelta multipla, scelte da compiere, missioni principali e secondarie talvolta anche piuttosto articolate ed altri elementi che lo avvicinano ad un vero e proprio gioco di ruolo classico.

Nonostante si tratti di un gioco ben fatto e anche piuttosto imponente, grazie alle sue dozzine di ore di contenuti, Divine Divinity non riesce a raggiungere la fama e la gloria ottenute in precedenza da BioWare con Baldur’s Gate o da Blizzard con Diablo, ed è rimasto un titolo relativamente sconosciuto, al di là di una ristretta cerchia di fan. Io stesso devo ammettere di averlo conosciuto solo perché si trovava allegato ad un’edizione di Giochi per il mio Computer, finendo così per provarlo un po’ per caso e rimanendone positivamente sorpreso.

Ma, prima di tutto, vediamo di inquadrare un po’ meglio Divine Divinity. Come molti altri gdr, la sua ambientazione è quella di un fantasy classico con elfi, nani, demoni, mostri e creature di vario genere con cui interagire e combattere. Come sovente avviene, il male si sta risvegliando portando rovina, guerra e devastazione a Rivellon (il nome del mondo di gioco) ed è compito del protagonista riportare l’ordine e far prevalere le forze del bene. Non una premessa particolarmente originale, per quanto non troppo vincolante in quanto nel corso dell’avventura avrete modo di comportarvi in maniera tutt’altro che eroica, se così vorrete.

All’inizio della partita dovrete scegliere il vostro protagonista tra tre diverse classi, che rispondono agli archetipi del guerriero, del mago e del ladro, oltre ad aver la possibilità di scegliere se impersonare un uomo o una donna. Anche qui niente di originale, ma la novità è che la classe che sceglierete determinerà solo le vostre statistiche ed equipaggiamento iniziali, in quanto ad ogni passaggio di livello avrete la libertà di sviluppare il vostro avatar nel modo che preferite e senza restrizioni, anche acquisendo competenze proprie di altre classi.

La storia è un classico viaggio dell’eroe che parte da umili origini per imbarcarsi in un’epica avventura e che lo porta a viaggiare per piccoli villaggi, foreste lussureggianti, palazzi imponenti, sotterranei pericolosi, lande desolate e altro ancora, con una buona varietà di scenari e situazioni in cui si viene coinvolti e una trama che, pur non avvicinandosi neanche ai migliori esponenti del genere come Planescape: Torment e Mask of the Betrayer (ma onestamente neanche vuole provare a proporre qualcosa di più intimo o introspettivo come le due opere di Black Isle e Obsidian), è comunque in grado di adempiere al suo scopo e spingere il giocatore a proseguire nel suo epico viaggio.

combattimento in corso
La grafica è piuttosto antiquata, e a dir la verità non era esattamente all’avanguardia neanche nel 2002… ma se siete disposti ad andare oltre troverete ad aspettarvi un gioco bello e divertente

Un aspetto interessante, e che sarà in seguito ripreso ed espanso nei due Divinity: Original Sin, è quello dell’interattività ambientale, che è maggiore rispetto a molti altri gdr del periodo e permette di raccogliere, selezionare e spostare molti elementi dello scenario, cosa che consente talvolta di scoprire segreti o soluzioni alternative per le missioni, per esempio scoprendo una chiave nascosta sotto qualche oggetto.

Il gameplay è incentrato su dialoghi, combattimenti in tempo reale ed esplorazione, che sono ben bilanciati tra loro senza che uno prevalga nettamente sugli altri. Le meccaniche di gioco sono abbastanza semplici e immediate, ma anche funzionali e grazie allo sviluppo libero del personaggio è possibile creare l’eroe che preferite, scegliendo tra abilità o magie che vi permettano un ruolo più attivo oppure puntando tutto su skill passive, a seconda delle preferenze del giocatore. A completare il tutto ci pensa un’ottima colonna sonora, firmata dall’apprezzatissimo Kirill Potrovsky, che accompagna splendidamente l’avventura in tutte le sue fasi.

Dopo aver parlato un po’ del gioco è chiaro come non si tratti di un capolavoro imprescindibile come Fallout, Baldur’s Gate II o Planescape: Torment, ma Divine Divinity è comunque un gioco divertente e in grado di regalare molte ore di soddisfazione ai fan del genere, ideale per chi vuole qualcosa di più leggero e immediato, sia nelle meccaniche di gioco che nell’approccio alla narrazione. Original Sin ha poi ripreso le idee di Divine Divinity, confezionando un prodotto più rifinito e globalmente migliore, ma il primo gioco di ruolo di Larian merita comunque una chance, anche approfittando del prezzo stracciato (è spesso stato scontato a 0,99 € su Steam e GOG) a cui lo si può facilmente rimediare. È un po’ grezzo rispetto ai lavori più recenti del team, ma provatelo e difficilmente ve ne pentirete.


4 risposte a "Divine Divinity, un gioco sottovalutato"

  1. Bell’articolo, anche se avrei dato maggior spazio nel descrivere interazione ambientale e crafting, proposte in tanti modi davvero interessanti e che sono tra le cose che più rendono affascinante Divine Divinity.
    E a proposito, avrei appunto citato gli Ultima, da cui i Larian hanno assorbito tanto.

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    1. Il crafting non lo ricordo benissimo, anche perché son passati circa 15 anni da quando ho giocato Divine Divinity…
      Su Ultima hai ragione, potevo nominarlo come una delle ispirazioni principali, anche se penso che l’ispirazione di Ultima sia ancora più forte e visibile in D:OS.

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      1. Sì in DOS hanno sicuramente portato avanti con più successo quello che in parte era stato iniziato con DD, e infatti ci sono richiami diretti anche tra i due giochi Larian, come le piccole piramidi per il teletrasporto.
        Il crafting non è che fosse particolarmente centrale nel gameplay, anzi, era più un accessorio simpatico e per fare atmosfera. Però quando un gioco ti permette di partire da acqua e farina per arrivare alla pagnotta, l’omaggio a Ultima è evidente.

        Piace a 1 persona

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