Thronebreaker: The Witcher Tales è uno spin-off poco ambizioso ma comunque affascinante

Dopo aver creato i tre acclamati gdr della serie The Witcher, gli sviluppatori polacchi di CD Projekt RED si sono lanciati nella loro prossima sfida, passando dal fantasy con protagonista Geralt di Rivia agli scenari futuristici e distopici di Cyberpunk 2077. Nonostante tutto, però, la software house non era ancora pronta a lasciarsi alle spalle il mondo di The Witcher e quindi, dopo aver pubblicato il gioco di carte collezionabili Gwent (versione riveduta ed espansa del minigioco presente in The Witcher III), è stata la volta di un’altra incursione negli scenari fantasy ideati dalla penna di Sapkowski.

Il risultato è Thronebreaker: The Witcher Tales, pubblicato sul finire del 2018 e che parte proprio dalla base del Gwent (gli scontri e le battaglie di gioco si risolveranno, infatti, tramite il gioco di carte) aggiungendo però alla formula un po’ di strategia, con risorse da raccogliere da usare poi per migliorare il proprio esercito (cioè il mazzo) o sbloccare alcuni potenziamenti, nonché elementi da gioco di ruolo vero e proprio, ponendo infatti il giocatore nei panni della Regine Meve di Lyria, con diverse scelte complicate da prendere (e che in alcuni casi potrebbero anche avere conseguenze impreviste) come da tradizione CD Projekt, oltre a numerosi dialoghi e un ricco cast di personaggi, in cui figurano pure alcuni ritorni di volti già conosciuti per chi ha letto i libri o giocato i tre The Witcher.

Aedirn in fiamme
Come al solito, la guerra e la devastazione non mancheranno di farvi compagnia nei vostri viaggi nei Regni Settentrionali

Si tratta – ed è evidente fin dai primi istanti – di una produzione a basso budget, specie se paragonato agli altri lavori della software house, meno ambizioso sia di The Witcher III che del sempre più vicino Cyberpunk 2077 e nato con l’idea, appunto, di realizzare un titolo meno impegnativo da immettere sul mercato più velocemente così da coprire il vuoto fra TW3 e CP2077 e migliorare i flussi di cassa dell’azienda polacca. Nonostante ciò, Thronebreaker è tanto semplice nella formula di gioco quanto interessante e ricco di fascino per i fan di CD Projekt e soprattutto del mondo di Geralt di Rivia.

Ovviamente creare un gdr vasto e ricco di contenuti come The Witcher III richiede tempo, quindi la scelta di regalare ai fan una nuova avventura pur se in scala ridotta è senz’altro apprezzabile, soprattutto per chi dei precedenti lavori della software house aveva amato soprattutto la grande cura narrativa, che troverà anche in questo spin-off. Come al solito, ci troveremo invischiati in intrighi politici che riguarderanno gli stati del Nord e Nilfgaard, dovremo vedercela con mostri pericolosi, Scoia’tael insidiosi e avremo a che fare con personaggi interessanti che ci metteranno di fronte a scelte tutt’altro che scontate. Ad impreziosire ulteriormente il tutto non mancheranno alcuni cammei e rimandi sia ai libri che alla trilogia videoludica dello strigo, un piccolo tocco che non mancherà però di fare piacere ai fan di lunga data.

battaglia in Thronebreaker: The Witcher Tales
Le battaglie alla guida del vostro esercito saranno decise tramite il gwent, gioco di carte introdotto in The Witcher III e qui vero asso portante del gameplay

Insomma, si tratta di uno spin-off relativamente semplice e probabilmente non per tutti, in particolare girando attorno al gwent non è consigliato a chi non aveva affatto apprezzato il minigioco di Wild Hunt. Se però questo non è un problema e avete voglia di esplorare nuovamente i Regni Settentrionali, allora Thronebreaker: The Witcher Tales è l’antipasto ideale in attesa dei prossimi lavori di CD Projekt… non solo Cyberpunk, ma magari pure un nuovo The Witcher, visto che la software house non ha mai chiuso definitivamente la porta alla saga.

Anzi, per quanto mi riguarda, non mi dispiacerebbe vivere qualche altra avventura di questo tipo, ossia altre produzioni a budget ridotto e che si concentrano su quella che è la più grande forza degli sviluppatori polacchi: ossia, la capacità di confezionare storie coinvolgenti e ben narrate. E, se la storia di Geralt è stata conclusa ottimamente nel capitolo conclusivo della trilogia a lui dedicata ed è giusto lasciare il witcher al suo meritato riposo, l’ambientazione che ha finora fatto da sfondo alle sue vicende ha a mio parere ancora molto da raccontare e sarebbe un peccato non sfruttare uno degli scenari fantasy più interessanti in circolazione.


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