Dieci indie di questa gen da non farsi scappare

Uno dei principali meriti della scorsa generazione, almeno per quanto mi riguarda, è stato quello di puntare i riflettori sulla scena indie, che grazie agli exploit di titoli come Braid, Fez e Super Meat Boy si è guadagnata una sempre maggiore notorietà e ha dato vita ad alcuni dei videogiochi più interessanti e creativi degli ultimi anni. Fortunatamente, le cose sono proseguite anche di recente e quella che state per leggere è una breve lista dei dieci indie di questa gen che sarebbe bene non farsi scappare!

Ape Out | 28 febbraio 2019 | Gabe Cuzzillo

Ape Out è un gioco su un gorilla che deve evadere da una gabbia e scappare verso la libertà, con una struttura di gioco che ricorda quella di Hotline Miami, in cui guideremo il nostro scimmione osservando il tutto dall’alto e navigando fra livelli pieni di nemici. A differenza di Hotline Miami, però, le aree in cui dovremo passare sono generate proceduralmente (pur se rimangono alcune costanti per ogni missione), ma soprattutto la differenza nonché principale tratto distintivo di Ape Out viene dalla sua colonna sonora, che si modella sulle azioni del giocatore, aumentando o diminuendo di intensità in base alla frenesia degli eventi in modo completamente dinamico.

È un gioco divertente, brillante e unico che, nonostante la semplicità delle sue meccaniche di base e una varietà degli stage abbastanza buona ma forse migliorabile, merita sicuramente un posto tra le uscite più interessanti di quest’anno.

Dusk | 10 dicembre 2018 | David Szymanski

Di Dusk avevo già parlato molto positivamente qualche mese fa ma ogni occasione è buona per ribadire la qualità di questo sparatutto in prima persona decisamente vecchia scuola, che guarda ai grandi classici come Quake, Blood e Doom e punta su un’azione sempre frenetica, un arsenale di armi che include tutto quello che vi aspettereste da un fps di questo genere, nemici vari e ben caratterizzati e pure un’ottima atmosfera dalle tinte horror.

Se non è abbastanza, a ciò si aggiungono anche un ottimo level design e una buonissima varietà degli stage, oltre a una colonna sonora metal che accompagna perfettamente quanto accade su schermo, spingendo nelle fasi più intense ma pure ricreando le giuste atmosfere in quelle in cui tirare un po’ il fiato o in quelle più horror. Se siete fan degli fps old school non c’è motivo per farselo scappare.

Finding Paradise | 14 dicembre 2017 | Freebird Games

Sequel del popolare To The Moon, Finding Paradise ripropone lo stesso schema del precedente lavoro di Kan Gao e Freebird Games con un altro gioco creato con RPG Maker in cui guidare i due protagonisti, i dottori Neil Watts ed Eva Rosalene — specializzati nel modificare i ricordi delle persone così da renderli felici — alle prese con una nuova, intrigante missione.

Proprio come il predecessore, Finding Paradise è un gioco dall’impronta marcatamente story-driven, in cui il focus è quindi concentrato interamente sulla narrazione e con pochi e semplici elementi di gameplay vero e proprio, ma la storia è ancora una volta molto ben narrata e tocca tematiche tutt’altro che scontate e affrontate con la giusta maturità, quindi se siete alla ricerca di un gioco narrativo breve ma intenso può sicuramente fare al caso vostro.

Her Story | 24 giugno 2015 | Sam Barlow

Her Story è un gioco sperimentale sviluppato da Sam Barlow in cui il giocatore veste i panni di un detective alle prese con un caso di omicidio. Fin qui niente di particolare, se non che il tutto avviene dallo schermo di un monitor a tubo catodico nel quale il nostro protagonista controllerà i filmati (interpretati da un’attrice in carne e ossa) degli interrogatori della moglie della vittima.

La particolarità è che per trovare i filmati dovremo digitare le giuste parole chiave nel motore di ricerca, ma fatto questo potremo accedere solo ai primi cinque risultati, col risultato che dovremo ingegnarci non poco per riuscire a visionare ogni filmato e rimettere al suo posto ogni pezzo del puzzle. Her Story non è un gioco per tutti, ma rimane comunque un’esperienza unica nel suo genere e anche solo per questo merita come minimo una menzione in questa lista.

Hollow Knight | 24 febbraio 2017 | Team Cherry

Negli ultimi anni abbiamo abbiamo avuto modo di vedere tanti metroidvania interessanti, ma uno di quelli più apprezzati (giustamente) è sicuramente Hollow Knight, realizzati dagli esordienti ragazzi australiani di Team Cherry, che hanno saputo sfornare un ottimo gioco in grado di incantare fin da subito grazie a un’eccezionale direzione artistica e a mantenere sempre alto l’interesse del giocatore grazie a un gameplay molto riuscito, che prende un po’ dai capisaldi del genere e un po’ (tanto) da Dark Souls.

L’atmosfera girando per le rovine del regno di Nidosacro è triste ma allo stesso tempo ammaliante, la colonna sonora è ottima e la narrazione ambientale, da scoprire passo dopo passo dal giocatore prestando attenzione ad ogni dettaglio, è altrettanto ben realizzata. Completano l’opera tanti scontri interessanti e carichi di sfida, con un’elevatissima varietà di nemici da affrontare, per quello che è un metroidvania che non può mancare nelle collezioni di ogni amante del genere.

The Age of Decadence | 14 ottobre 2015 | Iron Tower Studio

Quante volte avete pensato che i giochi di ruolo degli ultimi anni sono troppo facili? O che sono troppo lineari e non abbastanza complessi? Spesso? Beh, allora The Age of Decadence può essere proprio il gdr che fa al caso vostro! E se vi interessa un parere più elaborato, potete leggerne qualche riga in più nella mia recensione completa.

Con un’ambientazione low-fantasy e ispirata all’antica Roma, tante fazioni con cui allearsi (o contro cui combattere), numerose scelte da fare dal forte impatto sulla storia e che garantiscono un’elevatissima rigiocabilità, un mondo di gioco spietato e pronto a farvi fuori non appena abbassate la guardia, molte abilità e statistiche tra cui scegliere e che influenzano enormemente lo sviluppo della vostra partita… c’è molto per cui rimanere impressionati in The Age of Decadence. Attenzione, però, perché non è un gioco per neofiti o deboli di cuore!

The Banner Saga | 14 gennaio 2014 | Stoic Studio

Realizzato da alcuni ex-dipendenti di BioWare, The Banner Saga è l’inizio di una bellissima trilogia che mescola gioco di ruolo, tattica e strategia, con un gameplay di base abbastanza semplice ma ben riuscito e coinvolgente e un’interessante ambientazione fantasy ispirata alla mitologia norrena.

Pure di Banner Saga ho parlato più approfonditamente in un altro articolo, qui mi limito a ribadire la sua qualità narrativa e il peso che assume ogni scelta, con anche la più apparentemente insignificante che può avere ripercussioni devastanti sul gruppo guidato dal nostro protagonista. È una bellissima trilogia che riesce a mantenere la qualità su livelli elevati in ogni capitolo e che si conclude più che degnamente, quindi se la formula è di vostro interessante dategli una chance.

The Stanley Parable | 17 ottobre 2013 | Davey Wreden

Un altro indie decisamente sperimentale e brillante camuffato da “semplice” walking simulator, The Stanley Parable racconta la storia di un impiegato — Stanley, appunto — che un giorno trova il suo ufficio completamente vuoto e deve investigare sulla faccenda, mentre una voce narrante gli spiega i passi da percorrere per risolvere l’enigma. Ma non è tutto qui perché è possibile ribellarsi agli ordini del narratore e fare di testa propria, con la narrazione che si adegua di volta in volta alle scelte del giocatore per offrire un’esperienza a dir poco particolare.

È un gioco molto breve e può essere finito anche in un’ora, ma visti i tanti possibili percorsi da esplorare è possibile rigiocarlo tante volte per scoprire ogni segreto o sentiero nascosto. In ogni caso, è uno dei giochi più brillanti degli ultimi anni ed è un’esperienza unica, per cui il mio consiglio è sicuramente quello di dargli una chance.

Thimbleweed Park | 30 marzo 2017 | Terrible Toybox

Vi mancano le avventure grafiche classiche che avevano dominato le classifiche di vendita tra la fine degli Anni Ottanta e per tutti gli Anni Novanta? Beh, ecco a voi Thimbleweed Park, che vede il ritorno di due grandi nomi della vecchia LucasArts come Ron Gilbert e Gary Winnick, che insieme avevano collaborato fra gli altri a giochi come Maniac Mansion, Monkey Island e Day of the Tentacle.

Thimbleweed Park ripropone in tutto e per tutto il gameplay e lo stile delle vecchie avventure grafiche, a partire dalla grafica vintage, passando per l’interfaccia old-school e per finire con lo stile leggero e ironico che caratterizzava molte delle opere passate del duo. Difficile pensare a un motivo per non recuperarlo, se si è fan del genere.

Valiant Hearts: The Great War | 24 giugno 2014 | Ubisoft Montpellier

Difficile accostare la parola “indie” a un team di Ubisoft, tuttavia Valiant Hearts: The Great War fa parte di un’iniziativa purtroppo interrotta della casa francese, in cui il colosso dei videogiochi si impegnava nella realizzazione di titoli a basso budget e vicini allo stile delle tipiche produzioni indipendenti.

A prescindere che lo vogliate considerare un vero indie oppure no comunque, Valiant Hearts è una bellissima ed emozionante storia che coinvolge quattro diversi personaggi, le cui vite si intrecciano tra loro allo scoppio della Grande Guerra, e che dovremo guidare attraverso diverse fasi del conflitto. Si poteva forse fare qualcosa in più per migliorare le meccaniche di gioco, invero piuttosto semplici, ma l’ottima direzione artistica e la narrativa molto ben confezionata sono più che sufficienti per fargli guadagnare un posto in questa lista.

E con Valiant Hearts si chiude la nostra lista dedicata ai migliori indie degli ultimi anni! Ovviamente ce ne sono tanti altri che meritano sicuramente un’occhiata e che sono rimasti fuori non per demerito ma perché ho preferito aumentare la varietà della lista e non insistere troppo sugli stessi generi, o perché realizzati da team un po’ troppo numerosi e con budget un po’ più elevati per essere considerati proprio degli indie, o anche perché semplicemente non li ho ancora giocati.

Per fortuna, se gli ultimi anni ci hanno abituato bene comunque, sembra che pure il futuro sia luminoso per la scena indipendente videoludica.


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