Disco Elysium – La recensione

Uscito ormai da quasi un mese, Disco Elysium è un gioco di ruolo indie di cui potreste aver già sentito parlare in queste ultime settimane. Sì perché l’opera d’esordio dello studio estone ZA/UM ha fatto molto parlare di sé in quest’ultimo mese, guadagnandosi il plauso della critica di tutto il mondo. E non sono mancati i paragoni scomodi, primo fra tutti quello con un certo Planescape: Torment, il capolavoro di Chris Avellone e Black Isle Studios.

E Disco Elysium, come Torment, è un gdr incentrato sulla narrazione, anzi l’enfasi sulla storia qui è forse ancora più forte e senza compromessi, non concedendo alcun diversivo per distrarre da quello che è il nucleo vero e proprio dell’esperienza, e quindi eliminando dungeon e mostri contro cui combattere (ma su questo torneremo dopo). E, sempre come Torment, è un’opera decisamente atipica nel panorama dei giochi di ruolo, con un’ambientazione molto diversa dal solito e che fin da subito è in grado di catturare il giocatore e trasportarlo nel suo mondo, allo stesso tempo simile e lontano dal nostro, ricco di fascino, storia e tanti dettagli da scoprire.

Partiamo proprio dal luogo che fa da sfondo alle nostri vicende: ci troviamo nella città di Revachol, o meglio nel distretto malfamato di Martinaise, distrutto qualche decennio prima dalla guerra che ha posto fine alla rivoluzione comunista iniziata dai suoi abitanti e consegnato le chiavi della città alle potenze straniere. Passeggiando per il quartiere ancora si vedono le conseguenze del vecchio conflitto, le case e i palazzi portano ancora i segni dei colpi dei mortai, pure gli abitanti stessi non sono mai del tutto riusciti a scrollarsi di dosso il passato e ad uscire dal degrado e la povertà che li circonda.

Sulla scena del crimine in Disco Elysium
Un uomo impiccato, un caso da risolvere, due detective e una coppia di bambini pestiferi: ecco la nostra scena del crimine

Lo sfondo perfetto per un’avventura a tinte noir: infatti il protagonista, l’uomo di cui vestiremo i panni, è un detective alle prese con un macabro caso di omicidio. Non è un detective ordinario, però, e infatti Disco Elysium comincia col il nostro “eroe” che si risveglia in mutande nella sua stanza d’hotel dopo una sbronza colossale e senza alcuna memoria degli eventi della sera prima. Anzi, in effetti senza alcun ricordo in assoluto. Come in altri giochi che l’hanno preceduto, l’amnesia è uno strumento utilizzato dagli sviluppatori per equiparare l’esperienza del protagonista a quella del giocatore, facendo sì che entrambi si trovino immersi in un mondo alieno, da scoprire passo per passo.

Ma oltre all’amnesia dovuta all’eccessivo consumo di alcool, l’altra particolarità è che il nostro investigatore ha frequenti conversazioni con la propria mente, nella quale tutte le diverse parti della sua psiche si confrontano tra loro per suggerirgli il corso d’azione più indicato, talvolta anche dibattendo animatamente tra loro. Queste conversazioni dipendono in larga parte dalle abilità scelte a inizio gioco e sviluppate con l’avanzare della partita, per esempio investendo su logica la mente del protagonista sarà più ricettiva e in grado di fornire informazioni e deduzioni preziose, mentre con un alto valore di suggestione il cervello del detective sarà inondato di consigli su come riuscire a persuadere o manipolare a proprio vantaggio gli interlocutori.

Un’altra particolarità è che questo continuo flusso di coscienza non è sempre d’aiuto, anzi talvolta può portarci fuori strada. Infatti, contrariamente a quanto accade in ogni altro gdr, avere un’abilità molto sviluppata può avere delle controindicazioni: per esempio, enciclopedia fornisce un sacco di nozioni e curiosità interessanti, ma a livelli alti verremo letteralmente subissati di informazioni, molte delle quali perfettamente inutili ai fini dell’investigazione; oppure, una forte empatia è utile per riuscire a comprendere meglio le altre persone, ma allo stesso tempo un valore troppo alto può portare il nostro protagonista a interiorizzare i pensieri e le emozioni altrui, e non solo quelle positive.

Albero delle abilità in Disco Elysium
Ecco le tante e spesso inusuali abilità su cui possiamo investire i nostri punti, ognuna con una descrizione interessante e approfondita che ne chiarisce il ruolo

Si tratta di un sistema molto interessante sulla carta e anche ben implementato: le abilità da scegliere sono tante e nessuna è inutile, quindi ogni archetipo di detective che si possa voler interpretare — dal novello Poirot al bruto violento e non proprio brillante — ha il suo momento di gloria, prima o poi. Ma soprattutto, nonostante l’idea di intrattenere delle vere e proprie conversazioni — spesso molto corpose — all’interno della mente del protagonista possa apparire strana e magari per qualcuno pure poco invitante, bastano pochi secondi per farsi catturare dall’atmosfera unica e affascinante di Disco Elysium.

Questo avviene anche e soprattutto grazie alla qualità della scrittura, che è esuberante, a tratti pure un po’ folle ma sempre brillante e capace di trasmettere un ampio spettro di emozioni: si passa da dialoghi surreali e onirici ad altri dai toni decisamente più sobri, così come da momenti genuinamente divertenti ad altri in cui il gioco non risparmia qualche doloroso pugno nello stomaco del giocatore, tutte qualità molto importanti per un’opera con una tale abbondanza di testi scritti.

Ma a rendere così viva e affascinante Martinaise, al punto che la città è essa stessa la protagonista di Disco Elysium al pari del nostro detective, sono soprattutto i suoi abitanti, ognuno dei quali ha una sua identità e un ruolo ben preciso all’interno della comunità. Anche i personaggi più secondari e quelli che a una prima apparenza possono apparire più blandi hanno un background molto curato che i giocatori più attenti possono scoprire, oppure una qualche peculiarità in grado di farli risaltare. Soprattutto però sono profondamente umani, in un modo che raramente si vede in altri giochi.

Distretto di Martinaise
Oltre ai personaggi ben tratteggiati, pure l’eccezionale direzione artistica fa un gran lavoro nel dare un’identità e una vita propria a Martinaise

Insomma, la cura narrativa è su livelli elevatissimi, l’ambientazione è ricca di fascino, ma è un gioco di ruolo, no? Quindi come sono i combattimenti? Beh, eccoci di fronte ad un altro elemento di distinzione di Disco Elysium: non c’è un vero e proprio sistema di combattimento tradizionale come in praticamente ogni altro gdr. Non ci sono né battaglie a turni in cui scegliere la tattica migliore per avere la meglio dei nemici, né scontri in tempo reale in cui sono i riflessi del giocatore a fare la differenza; questo non significa che non sia possibile usare la violenza, ma ogni sfida viene risolta nel sistema di dialogo per mezzo di un tiro di dadi. L’esito dei combattimenti, però, non dipende solo dalla fortuna ma anche dalle abilità scelte per il protagonista.

Si tratta di una soluzione che probabilmente non piacerà a tutti, e sicuramente non lo rende un gdr adatto a chi cerca soprattutto nemici da sconfiggere, dungeon da ripulire e tesori da raccogliere — ma questo si era già intuito dopotutto, no? Allo stesso tempo, il ritmo abbastanza lento e l’enorme quantità di testi da leggere, per di più non tradotti in italiano ma disponibili solo in lingua inglese, possono rappresentare un ostacolo insormontabile per alcuni giocatori.

Sicuramente Disco Elysium non è un gioco per tutti, ma nonostante ciò non posso che consigliarlo senza il minimo dubbio a chiunque sia interessato ad assaporare una bella storia. È un’esperienza unica e brillante, capace di sorprendere ed emozionare per tutte le oltre 40 ore (per i completisti, almeno) necessarie ad arrivare ai titoli di coda e non ho alcun timore nel definirlo uno dei migliori giochi di ruolo degli ultimi anni, oltre che uno dei più originali.


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